Dice Salvini "che non occorre uno scienziato per portare via la monnezza" e che "Roma non è mai stata così sporca" e lo dice con il piglio di un passante capitato a Roma per caso e che di professione fa il semplice commesso viaggiatore fingendo di sapere che non sapere che ormai sono tutti salviniani gli ex di Alemanno che hanno contribuito alla cloaca.

Ma non conta niente. Ogni giorno ha bisogno di un nemico e se per mesi sono stati i migranti (che oggettivamente funzionano molto meno, lo dimostrano i numeri di interazioni crollate sui social e lo dimostra addirittura la nuova presa di posizione di Di Maio che dichiara la chiusura dei porti una "soluzione momentanea" facendo crollare la retorica sovranista); poi sono arrivati i rom (ed è bastato raccontare che si tratta dello 0,23% della popolazione per spegnere un allarme grottesco) ora ecco che il nuovo nemico del Capitano è la sindaca di Roma Virginia Raggi che risulta perfetta in ottica pre europee e che è bersaglio fin troppo facile.

È il solito metodo: trovare un nemico al giorno perché non si parli del disastroso DEF, dei tre morti sparati di mafia tra Puglia, Campania e Milano (a Milano, lo dice la Procura, erano 30 anni che non avveniva un agguato in pieno giorno e in pieno centro), l'importante è che non si parli di una flat tax che compare solo nei desiderata del ministro, ciò che conta è che non ci soffermi sulla crescita che doveva essere e invece non c'è. Parlare d'altro, attaccare altri, spostare l'attenzione e bighellonare dileggiando di qua e di là.

Sia ben chiaro, qui siamo ben lontani dal difendere l'operato della Raggi (e di una città come Roma che appare ogni giorno più ingovernabile) ma che un ministro dell'Interno concentri tutta la sua comunicazione di giornata per sparare contro il sindaco del suo alleato di governo, tra l'altro con le sue solite analisi superficiali e ridotte a qualche frase e qualche tweet di circostanza, è l'esempio lampante di come i nemici di Salvini saranno sempr3 diversi, ogni giorno, e prima o poi saremo noi, la nostra categoria professionale, la nostra città, quello che ci piace, qualche diritto a cui teniamo moltissimo. La pancia onnivora del salvinismo non è disposta a risparmiare nessuno tranne che se stesso ed è proprio questo che lo indica come il politico più inaffidabile di questi ultimi anni: questo suo essere disposto a tutto indica chiaramente che chiunque potrebbe essere la sua vittima di turno e che non esiste nessun patto e nessun contratto che possa limitarlo. Eccolo Salvini chiacchierone e bullo. Tanto che alla fine viene fin voglia di difenderla, la Raggi, per essere stata strumentalizzata in nome della Bestia.