Dieci anni di carcere. Due in meno di quelli dal Pubblico ministero Antonia Gianmaria. Questa è la pena inflitta dal giudice a Valter Pancianeschi, consulente informatico in carcere dal 29 settembre 2018 per aver ucciso la moglie con un colpo di judo. "Era depressa è stata lei a chiedermi di ucciderla", si è giustificato Pancianeschi in aula. Lo riporta il Corriere della Sera. All'uomo sono state riconosciute le attenuanti generiche: il suo legale aveva chiesto che l'omicidio volontario fosse derubricato a omicidio del consenziente, ma l'ipotesi è stata scartata e l'uomo è stato condannato a dieci anni di carcere. "Paola l’ho conosciuta nel 1980 e ci siamo sposati dieci anni dopo. Era depressa, voleva morire, lo chiedeva sempre e io l’ho accontentata. Mia moglie mi ha chiesto di usare una delle mosse delle arti marziali che conosco per non farle sentire dolore. Ci siamo stesi nel letto, l’ho abbracciata, poi non ricordo altro. Mi si è spenta la luce". Sembra che la donna soffrisse da tempo di depressione. Secondo la versione raccontata da Pancianeschi, era un anno che lei chiedeva di morire. Dopo averla uccisa, ha chiamato i carabinieri, dicendo di volersi togliere la vita: i militari l'hanno trovato nel letto con un coltello puntato alla gola e un biglietto d'addio.

Uccise la moglie perché depressa: "Unico rimpianto, non essermi suicidato"

La donna uccisa da Valter Pancianeschi si chiamava Paola Adiutori e aveva 66 anni. Era andata in pensione dopo aver lavorato diversi anni come funzionaria al ministero della Finanza. È stata assassinata con una mossa di judo dal marito, che l'ha soffocata mentre stavano a letto. Ed è sempre lui che ha chiamato il 112 e ha confessato il femminicidio, dicendo anche di voler togliersi la vita. "Scusate, dovevo farlo. Non volevo vederla più soffrire", questo il contenuto del biglietto scritto dall'uomo. Che, in ogni caso, non è riuscito a suicidarsi: i carabinieri giunti sul posto hanno trovato la moglie morta stesa sul letto, e lui accanto con un coltello puntato alla gola. Non è mai stato rinvenuto nessun documento che attestasse la volontà di morire di Paola Adiutori. Dopo averlo prelevato, è stato tradotto nel carcere di Regina Coeli. Adesso dovrà scontare dieci anni di reclusione. "Il mio unico rammarico? – ha detto Pancianeschi in aula – Non essermi suicidato".