Bagni sporchi, impianto fatiscente e scaldabagni rovinati. Sarebbero queste alcune delle cause che hanno portato al ritorno dell'allarme legionella a Roma, questa volta alla Corte d'Appello, con il batterio che sarebbe stato rinvenuto nell'edificio di via Antonio Varisco. Al momento non si segnala alcun pericolo di diffusione della legionellosi, la malattia collegata al bacillo, ma dopo aver riscontrato la presenza dell'agente patogeno nei condotti dell'acqua calda il presidente della Corte d'Appello Luciano Panzani ha convocato una riunione, al termine della quale si è deciso di procedere alla "iperclorazione", un trattamento a base di cloro che elimina la presenza di batteri nell'acqua. In questo modo si dovrebbe estirpare quasi del tutto la presenza della legionella nella sede della Corte d'Appello. Nel frattempo sono state prese alcune misure provvisorie per fronteggiare l'allarme: nei bagni del tribunale sono stati affissi alcuni cartelli, sui quali si legge il divieto di bere acqua e di lavarsi ai bagni della sezione penale, oltre che in quelli dell'area lavoro e previdenza sociale. Si terranno comunque tutte le udienze previste nell'ordine del giorno, con l'invito a magistrati, avvocati e clienti di fare attenzione.

Torna l'allarme legionella a Roma dopo quello di qualche giorno fa

Quella che sembrava una minaccia cancellata torna a farsi prepotentemente a sentire alla Corte d'Appello, dopo che un altro precedente in questi giorni aveva gettato nello scompiglio il tribunale civile. L'allarme era stato lanciato dal presidente Francesco Monastero, che esattamente come Luciano Panzani aveva disposto l'inizio delle procedure di "iperclorazione". "Durante gli interventi – si legge nell'intervento di Monastero – i giudici sono pregati di contenere al massimo l'orario pomeridiano delle udienze", invitando inoltre a fare attenzione ad abbeverarsi e a lavarsi usando l'acqua dei bagni del tribunale.