Non sono mosaici, non si tratta di affreschi, non sono i resti di una villa imperiale, ma semplici tavole di legno. Ventiquattro lastre di quercia che hanno resistito intatte per quasi duemila anni e furono utilizzate, nel 40 dopo Cristo, per le fondamenta di un portico romano. Sono state trovate per caso durante i lavori per la realizzazione della Metro C in via Sannio in zona san Giovanni in Laterano e sono state studiate dai ricercatori dell'istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibe) di San Michele dell'Adige su committenza della Soprintendenza speciale di Roma.

Le tavole di quercia perfettamente conservate

Le tavole di quercia, rivela la ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Plos One, arrivano dalla Francia nord orientale, nell'area compresa tra il massiccio del Giura e l'alta Valle del Reno. Ogni tavola, lunga quattro metri, serviva per le fondamenta di un portico riccamente decorato e appartenente a una villa al di fuori delle mura aureliane. "I campioni di legno erano dunque già in origine destinati a rimanere sottoterra e sono arrivati fino a noi grazie all'ambiente umido di conservazione. La datazione è stata effettuata mediante dendrocronologia, la scienza che studia gli anelli di accrescimento degli alberi. Le sequenze ottenute dalle tavole sono state confrontate con quelle della stessa specie, diffusa in varie aree europee: abbiamo potuto cosi' verificare le analogie maggiori con quelle degli alberi cresciuti nei boschi della Francia settentrionale", ha dichiarato Mauro Bernabei del Cnr-Ibe.

Ma perché le tavole furono prese addirittura in Francia? Nel vicino Appennino "avrebbero trovato con difficoltà dei fusti con tali proprietà, è presumibile quindi che abbiano preferito approvvigionarsi in zone meno sfruttate. Le tavole infatti furono ricavate da tronchi molto alti e con caratteristiche meccaniche adatte all'uso cui questo legno era destinato, cioè delimitare l'area di fondazione", spiega ancora Bernabei. Probabilmente vennero trasportate lungo i fiumi Saona e Rodano e poi attraverso il Mediterraneo fino alla foce del Tevere.  "Questo ritrovamento di legname di provenienza estera per usi strutturali, invece, induce a pensare che importazioni di questo genere fossero una consuetudine", conclude il ricercatore.