Gli interni del Caffè Greco
in foto: Gli interni del Caffè Greco

Nei salotti del Caffè Greco di via dei Condotti a Roma si sono seduti intellettuali ed artisti. Dal filosofo Arthur Schopenauer a Giocachino Pecci, futuro Papa Leone XIII, allo scrittore Silvio Pellico. Fondato nella seconda metà del 1700, con le oltre 300 opere esposte nelle sale, si tratta della più grande galleria d'arte privata aperta al pubblico del mondo. Ora potrebbe chiudere e i 36 dipendenti sono a rischio licenziamento. L'immobile è di proprietà dell'Ospedale Israelitico di Roma e con gli attuali gestori è aperta una controversia nata dopo la conclusione del contratto d'affitto nel settembre del 2017. L'ospedale, si legge in una nota, "ha avviato ormai due anni fa la procedura di rilascio del locale non avendo trovato con l'attuale gestore un accordo economico in linea con il valore di mercato. Conosciamo il valore storico dei luoghi e l'importanza della cultura e assicuriamo che i beni all'interno dell'immobile, e in particolare gli arredi di pregio, continueranno a essere tutelati, in linea con i principi che hanno finora guidato la tutela dei valori culturali del locale storico. I ricavi derivanti dall'affitto dei locali sono sempre stati e saranno impiegati dall'Ospedale Israelitico di Roma nell'assistenza ai malati e per migliorare i servizi sanitari a beneficio di tutti i cittadini".

Da destra a sinistra contro la chiusura del Caffè Greco

Il prossimo 22 ottobre è previsto lo sfratto esecutivo, ma l'attuale gestrice ha annunciato che quel giorno, come tutti i giorni da 260 anni a oggi, il Caffè Greco aprirà regolarmente. "C'è stata una causa di primo grado in cui il giudice ha ritenuto di interpretare il vincolo ‘a modo suo', senza aspettare nemmeno il tempo per l'appello, previsto per il 14 novembre prossimo. Hanno deciso di arrivare allo sfratto esecutivo con le forze dell'ordine il 22 ottobre. Non si capisce assolutamente l'urgenza, visto che non siamo morosi e abbiamo pagato l'affitto senza mai interruzioni o ritardi", ha detto la signora Flavia Iozzi in un'intervista rilasciata all'AdnKronos. Contro la chiusura del Caffè si schierano centrodestra e centrosinistra: "Storico locale che caratterizza l'identità della città, non può chiudere definitivamente il 22 ottobre prossimo per dispute giudiziarie. È necessario garantire la continuità di un'attività, riconosciuta da un decreto ministeriale del 1953 "bene culturale di interesse particolarmente importante" ed "espressione di identità culturale collettiva", ha dichiarato il consigliere comunale e deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina. D'accordo anche Maurizio Politi, capogruppo della Lega in Campidoglio: "Il patrimonio culturale, storico e artistico della Capitale rappresenta un unicum a livello mondiale. Per le strade di Roma si è fatta la storia, e una delle realtà  più belle oggi corre il serio rischio di essere cancellata. Purtroppo dopo una lunga vicenda giudiziaria si vuole sfrattarlo per finita locazione. Non possiamo accettare che un luogo che ormai rappresenta l'identità culturale della collettività possa essere trattato come un semplice esercizio commerciale, aldilà delle questioni giuridiche, occorre salvaguardare l'esistenza del Caffè Greco magari attraverso uno stringente vincolo di tutela storica, finalizzato a lasciare alle generazioni future una viva testimonianza storica e uno spunto per reinventare il futuro. Perpetrare questo scempio artistico sarebbe l'ennesima umiliazione inflitta alla nostra gloriosa Capitale".