Era il 1994 quando Roma ebbe, per la prima volta nella storia, il suo Gay Pride. Erano anni in cui le persone omosessuali si nascondevano e avevano paura di uscire allo scoperto: ma a quel corteo, nonostante all'epoca non fosse facile fare coming out e rivelare il proprio orientamento sessuale, parteciparono più di 10mila persone. Tra loro c'era anche una giovane Imma Battaglia, politica e attivista per i diritti LGBT, e moglie di Eva Grimaldi. "Avevo iniziato da poco a essere un'attivista del circolo Mario Mieli e non ero ancora pronta a fare coming out, avevo paura che le persone mi riconoscessero – racconta Battaglia a Fanpage.it, parlando della sua prima partecipazione al Gay Pride – Io di lavoro faccio l'informatica, una cosa che non ha nulla a che vedere col mondo gay. Ho partecipato con la paura di essere riconosciuta. Ricordo il momento in cui Rutelli, che allora era il sindaco di Roma, è sceso dalle scale del Campidoglio. Vladimir (Luxuria, N.d.R.) gli è andato incontro, e lui si è unito al nostro corteo. E questo mi diede grande forza".

Roma Pride 2019, Imma Battaglia: "Mi nascondevo, non voglio soffrire come allora"

Il primo Gay Pride nazionale a Roma nel 1994 ha segnato uno spartiacque nell'avanzata dei diritti. Da allora, molte persone hanno iniziato a non nascondersi più e a fare coming out. Il 9 giugno, nella capitale, a distanza di 25 anni ci sarà nuovamente il Pride 2019, e migliaia di persone sono attese in città. "Mi nascondevo tra la folla – continua Battaglia – Ma allo stesso tempo si percepiva che non eravamo più soli. Questo senso di forza e libertà che dava vedere tutte quelle persone lo ricordo ancora adesso. Era un sentimento a metà tra la paura e la liberazione". Imma racconta anche com'è stato vivere tutti quegli anni con la paura di essere scoperti, e la sofferenza di non poter parlare mai di cosa le accadesse. "Non potevi far vedere che stavi male perché magari avevi litigato con la fidanzata, mentre tutti gli altri parlavano dei loro problemi con le mogli, i compagni. Avrei voluto vivere il 1994 con la forza che ho adesso, ma di certo non vorrei tornare indietro e soffrire come allora. A maggio io ed Eva ci siamo unite con un'unione civile, cosa che nel 1994 mi sarebbe sembrato impossibile".

Roma Pride 2019, un'ondata che l'omofobia non può fermare

In questi 25 anni ci sono stati diversi avanzamenti sul campo dei diritti: molti omosessuali non si nascondono più e vivono i loro sentimenti alla luce del sole. Ma è innegabile che ci sono forze, soprattutto sul piano politico, che vorrebbero smantellare i diritti conquistati e far sì che ci siano persone che non possano goderne. "A causa della situazione politica nel mondo c'è una parte che odia e che vuole che torniamo nel ghetto. E questa parte sta venendo fuori in modo forte e aggressivo. Come le persone omosessuali non si nascondono più, non lo fanno nemmeno loro. Ma indietro non si torna, oggi non c'è nessuna città che non abbia un Pride. E nessun integralista può fermare questa ondata di visibilità. Ma bisogna stare attenti perché il razzismo e l'omofobia stanno proprio dietro l'angolo".