"Al giovane del Mali, morto il 18 aprile 2015 portando una pagella sul cuore. Questa scuola lo avrebbe accolto, lui e le altre persone che annegano cercando di attraversare il mare". Questa è la frase scolpita sulla pietra d'inciampo incastonata davanti alla scuola romana Carlo Pisacane, da sempre simbolo di inclusione e accoglienza. L'iniziativa fa parte di un evento organizzato dall'istituto per il 18 dicembre, Giornata Mondiale del Rifugiato. Durante la deposizione, i bambini sono usciti dalle classi e hanno assistito ai lavori. "Sei finalmente arrivato a scuola", dicono le insegnanti della Pisacane, pensando al bambino morto con la pagella nella giacca. Probabilmente era stata cucita dalla madre, convinta che avrebbe avuto la funzione di lasciapassare per l'Europa. E invece il bimbo, rimasto sconosciuto, è morto nel più importante naufragio dalla Seconda Guerra Mondiale, quello del 2015 dove persero la vita 1.100 persone.

La storia del ragazzino mai identificato con la pagella cucita nella giacca

La storia del bambino morto nel naufragio del 2015 è diventata virale quest'anno, dopo essere stata raccontata dal medico legale Cristina Catteneo su Il Foglio. Il ragazzino si era imbarcato in Libia per arrivare in Europa ma il 18 aprile 2015, mentre era in navigazione, l'imbarcazione sulla quale viaggiava si è rovesciata. Fu la tragedia più grande del Mar Mediterraneo: insieme a lui morirono 1.100 persone, molte delle quali non sono mai state identificate. Una di queste è il giovane del Mali con la pagella scolastica cucita nella giacca: secondo quanto stabilito dal medico legale, avrebbe avuto circa quattordici anni. A oggi, non ha ancora un nome e un volto.