Erano circa le 15.00 del pomeriggio di ieri – venerdì 15 marzo – quando Valerio Nobili è crollato sull'asfalto mentre correva in sella alla sua bicicletta. Il luminare della medicina, considerato uno dei più grandi patologi al mondo, si è accasciato sui binari del tram 19 di fronte al Museo Nazionale d'Arte Moderna, in piazza Thorvaldsen. Cinquantadue anni, insegnava agli specializzandi in pediatria dell'Università la Sapienza ma soprattutto dirigeva l'Unità di Malattie Epatometaboliche e l'Unità Ricerca Malattie Epatiche dell'ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Inutile purtroppo l'arrivo dei soccorsi: Nobili è stato stroncato da un malore, probabilmente un infarto e nonostante gli sforzi del personale del 118 accorso con un'ambulanza, i tentativi di rianimazione sono stati vani.

Scomparsa Valerio Nobili: lutto all'ospedale Bambino Gesù

Lutto nella comunità scientifica e universitaria per la prematura scomparsa del medico originario di Monterotondo (comune alle porte di Roma), sposato ma senza figli, una vita intera dedicata a guarire i bambini e alla ricerca. In particolare la morte di Nobili ha colpito i colleghi e gli amici e tutta la comunità del Bambino Gesù. Questa mattina la notizia è stata diffusa anche dalla pagina Facebook dell'ospedale pediatrico, dove in pochi minuti centinaia di messaggi di cordoglio e ricordo sono stati scritti da chi lo conosceva e dai tanti genitori dei suoi piccoli pazienti.

"Una bruttissima notizia, ahimè. È scomparso oggi Valerio Nobili, una delle menti più brillanti dell'epatologia pediatrica mondiale. Ma soprattutto, per me, un vero amico", scrive ad esempio Andrea Vania, medico e docente di pediatria all'Umberto I. Fa eco un altro collega, Vincenzo Cesi, che racconta uno spaccato umano di Nobili: "Una perdita umana, scientifica e professionale incalcolabile. Una delle persone più dinamiche e brillanti che io abbia mai conosciuto. L'avevo invitato a giugno come plenary speaker in un congresso a Praga, perché penso che il suo lavoro sia brillante ed un vanto per la comunità scientifica italiana e la sua risposta era stata ovviamente entusiasta e positiva, senza mai rinunciare al suo inequivocabile marchio di fabbrica: ‘A Vincé, però che palle Praga! Ce so' già stato cento volte! Vabbè va! Pe' stavolta vengo perché sei te'"