Oltre cento tra poliziotti e carabinieri sono impegnati dalle prime ore di oggi, giovedì 13 giugno, in una vasta operazione finalizzata al contrasto del traffico illecito di rifiuti, del fenomeno delle discariche abusive e di gravi danni ambientali. L'operazione congiunta di polizia e carabinieri, denominata "Smokin' fields" ("campi fumanti"), è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma. Gli oltre cento poliziotti e i carabinieri impegnati, anche grazie all'ausilio di due elicotteri, stanno eseguendo numerosi sequestri e perquisizioni nel Lazio e in Campania. Quattro le province interessate dall'operazione: quelle laziali di Roma, Latina e Frosinone e anche la provincia di Napoli. I reati contestati sono il traffico illecito di rifiuti, la creazione di discariche abusive e altri gravi reati ambientali.

Al centro dell'inchiesta la Sep, un'azienda produttrice di compost nel comune di Pontinia (Latina). In tutto sono state poste sotto sequesto tre aziende, una discarica nel comune di Roma, quattro appezzamenti di terreno (due in provincia di Roma due nel territorio di Pontina) e dieci mezzi tra escavatori e autocarri, oltre a una cifra di oltre 1 milione di euro, ritenuta provento dell'attività illecita. Le persone indagate sono in tutto ventitré. "I reati contestati sono per tutti gli indagati concorso in traffico illecito di rifiuti, nonché, per alcuni di essi, anche il falso ideologico in atto pubblico nella predisposizione di certificati di analisi, abbandono di rifiuti e discarica abusiva, e infine l’intralcio all’attività di vigilanza e controllo ambientale. – si legge in una nota -Per le aziende inoltre viene contestato l’illecito amministrativo da reato, in quanto il reato di traffico illecito di rifiuti è stato commesso nell’interesse e a vantaggio delle società coinvolte".

Le indagini hanno preso il via dalle numerose denunce dei comitati dei cittadini di Pontinia, che da anni chiedono chiarezza sull'operato della Sep. L'inchiesta, lunga e articolata, è stata portata avanti con "sopralluoghi e servizi sul territorio corredati da rilievi fotografici e con ricorso anche a penetranti strumenti tecnologici quali videoriprese da elicottero con telecamere di rilevazione geotermica, intercettazioni telefoniche ed ambientali, localizzazione di autoveicoli e telefoni cellulari con sistemi di rilevamento satellitare", e grazie alle analisi del terreno e del materiale prodotto dall'azienda, che non poteva qualificarsi come compost nonostante fosse così etichettato all'uscita dall'impianto.

L'inchiesta ha così constata come "il materiale prodotto dalla società di Pontinia veniva spanso in terreni non solo in zone vicine all’azienda stessa ma anche presso terreni siti a in provincia di Roma". "Oltre ad appurare che il sedicente compost si legge ancora – anche solo visivamente, non poteva classificarsi tale, si è accertato che gran parte di esso veniva interrato presso una discarica, sempre della provincia di Roma, proprio al fine di nascondere la cattiva qualità del bene prodotto". I terreni dove venivano sparsi letteralmente "fumavano" infatti, da qui il nome dell'inchiesta.