Quando si pensa al Tevere la prima cosa che viene in mente non sono proprio acque limpide e cristalline. Eppure tra poco i romani si troveranno a bere proprio la sua acqua. Acea ha iniziato a dicembre i lavori di un potabilizzatore costato 12,2 milioni di euro, che dovrebbe servire le case di circa 400mila residenti di Roma Nord: ma non sono in molti a saperlo, dato che il progetto è stato approvato in tempi rapidissimi e che – soprattutto – non è stato molto pubblicizzato. Il potabilizzatore del Tevere dovrebbe essere in grado di depurare circa 500 litri di acqua al secondo. C'è chi però pone molti dubbi sull'utilità del progetto.

"A parte il fatto che l'idea di bersi l'acqua del Tevere non fa piacere a nessuno, bisogna considerare i tempi con cui l'impianto di potabilizzazione è stato approvato – ha dichiarato a Fanpage.it Paolo Carsetti del Comitato Romano per l'acqua pubblica – La procedura è stata molto più veloce rispetto agli iter classici previsti per questo tipo di impianti. E tra l'altro, mentre il progetto andava verso una rapida approvazione, sono state modificate due leggi regionali che avrebbero impedito l'utilizzo dell'acqua del Tevere per la produzione di acqua potabile". Il Tevere è lungo più di 400 chilometri e passa anche in zone vicine a impianti industriali. E questo potrebbe voler dire che le sue acque sono inquinate e quindi, secondo la vecchia legge regionale, non utilizzabili. Almeno fino alla sua modifica.

Tevere da bere: "Pensare prima a perdite acquedottistiche"

Il problema però, non sarebbe solo quello della modifica della legge regionale per la costruzione di un impianto di potabilizzazione nel Tevere. Ma la tecnologia usata per il suo funzionamento. "La tecnologia usata per quest'impianto è a carboni attivi – continua Carsetti – Abbiamo interpellato un po' di esperti e tutti dicono che questo tipo di meccanismo va usato di continuo, altrimenti i carboni attivi non solo non funzionano ma, anzi, si deteriorano. Insomma, lì dentro l'acqua dovrebbe scorrere in continuazione". Il Crap è stato all'assemblea degli azionisti di Acea: nel corso dell'incontro ha espresso le sue perplessità all'amministratore delegato Stefano Donnarumma. "Ci ha risposto in maniera molto stizzita che non c'è bisogno di essere preoccupati perché sarà utilizzato solo in caso di emergenze, come la siccità. Ma se è così, le cose non tornano. Per non parlare del fatto che il potabilizzatore sarebbe posizionato a qualche centinaio di metri a valle dal depuratore di Roma Nord, già messo sotto sequestro". Per Carsetti, bisognerebbe prima di tutto pensare a ridurre le perdite acquedottistiche, e poi – magari – andare a investire su altri impianti. "Mi sembra una presa in giro che ci siano perdite degli acquedotti che arrivano quasi al 40%. È assurdo non fare investimenti di questo tipo e spendere milioni di euro in impianti dove ci sono mille dubbi".