Guadagnavano 90mila euro al mese, potevano contare su un ricambio costante della ‘manodopera' in caso di arresto, e non si facevano problemi a picchiare e minacciare per estorcere denaro. Questa mattina i carabinieri della Compagnia di Monterotondo hanno arrestato 24 persone ritenute parte di un'organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti radicata soprattutto nei comuni dell'hinterland nord-est di Roma. Il gruppo era sparso in diverse zone d'Italia, alcuni arresti sono stati effettuati anche in Emilia Romagna, Toscana e Liguria. È stata la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma a chiedere che queste persone venissero portate in carcere, dato che le indagini condotte dai carabinieri avevano fatto emergere gravi indizi a loro carico.

Monterotondo, 24 arresti: così operava il gruppo criminale

Il gruppo poteva contare su un guadagno al mese molto elevato: nelle casse dei narcotrafficanti entravano circa 90mila euro ogni trenta giorni. Queste cifre danno bene l'idea di quanto fosse strutturata e fiorente l'attività di spaccio nei comuni limitrofi a Roma, dove il gruppo aveva preso possesso in modo esclusivo delle principali piazze di spaccio. Se un pusher veniva arrestato poi, per loro non era un problema: c'era subito un'altra persona pronta a rimpiazzarlo, sulla base di un modello ormai consolidato a Roma che viene replicato anche a Tor Bella Monaca e San Basilio, dove il ricambio delle ‘pedine' è costante proprio per i numerosi arresti in flagranza fatto dalle forze dell'ordine. Il gruppo però, non si limitava solo a spacciare: se i clienti non pagavano, erano guai. Numerosi sono gli episodi di estorsione ricostruiti, dove spesso i debitori erano picchiati e minacciati anche con le armi: la paura era così tanta che, poco dopo, pagavano tutti, anche con gli interessi.