Cinquantamila euro. È questa la somma che Maurizio Gracceva, professore di Storia e filosofia al liceo Tasso di Roma, dovrà pagare alle sue allieve molestate nell'ambiente scolastico. Una vicenda incredibile, con protagonista un docente che ha sfruttato la sua posizione per mandare messaggi a sfondo sessuale – solo un'alunna ne ha mostrati 2.600 – alle ragazze dell'istituto. La vicenda giudiziaria si è risolta con una sanzione amministrativa – e non con una condanna di natura penale – perché, essendo andato in pensione, si è ritenuto che Gracceva non avesse modo di replicare quei comportamenti. Comportamenti che il professore non ha mai smentito e di cui ha sempre cercato di limitare la portata: "C'era reciprocità nei messaggi e non c'è mai stata la richiesta di cessare lo scambio", aveva dichiarato a Fanpage.it il suo avvocato, Alessio Viscardi. Una ricostruzione smentita dalle studentessa che ha fatto montare il caso: "Mi ha iniziato a scrivere messaggi e io ho detto dopo una settimana che non ne volevo altri. Quando gli dissi di non cercarmi più, lui si arrabbiò tantissimo e a scuola non mi salutava, mi guardava male". Maurizio Gracceva ha provato più volte a difendersi sminuendo l'accaduto. Quando è stato chiaro che i messaggi c'erano ed erano inequivocabili, ha provato anche a scomodare il Codice Rocco. "Il reato di molestie era previsto dal codice Rocco che era un codice fascista. Andrebbe riletto rispetto ai giorni nostri, epoca in cui tutti abbiamo un cellulare e cambia anche la prospettiva". L'avvocato di Gracceva, Carmelo Pirrone, al Messaggero.it, si è detto soddisfatto della sentenza: "Tutta la vicenda è stata caratterizzata da un ingiustificato clamore mediatico: finalmente la questione è stata ricondotta dentro il perimetro della semplice contravvenzione". Il patteggiamento era stato chiesto da Gracceva lo scorso anno, e il giudice lo aveva accordato.

I messaggi inviati da Gracceva alle sue alunne

"Equivoco lessicale". Questo aveva detto Maurizio Gracceva: i suoi messaggi, secondo la sua ricostruzione, erano stati fraintesi. Ma le parole parlano chiaro, e messe nero su bianco sono inequivocabili. "Ma ti immagini la scena? Sublime. Io che ti chiedo di spogliarti… una epifania… una resurrezione nello spirito in me… Un entrare nell’empatia dello spirito…". Oppure: "Se dovessi avere bisogno di una consulenza sessuale sono a disposizione". "Mi piaci, ti voglio e ti amo". Moltissimi riferimenti al sesso e al fisico delle ragazze, che il professore voleva vedere nude. Non solo: l'insegnante ha anche abusato della sua autorità per mettere a disagio le ragazze nell'ambiente scolastico ed evitare che denunciassero l'accaduto. Con la minaccia latente di rovinare la loro carriera scolastica. "Io ho sempre avuto la media del 9 e invece non andava più bene niente – ha detto la ragazza che ha avuto il coraggio di denunciare Gracceva – Diceva ‘quanto sei peggiorata’. Ho sostenuto un’interrogazione su Kant lunga due ore mentre lui continuava a farmi perdere il filo. E fuori dalla classe fissava me e il mio ragazzo in modo inquietante. A quel punto l’ho detto al mio migliore amico e il caso è scoppiato: abbiamo mostrato i messaggi al preside e ho presentato denuncia".