Violenze sessuali, anche di gruppo, nei confronti di due ragazzini di appena 10 e 15 anni. Un incubo durato sei anni che ha come protagonisti tre romani tra i 65 e gli 85 anni. Le due giovani prede sono state adescate in un oratorio in zona San Paolo a Roma. In cambio di rapporti sessuali e per comprare il loro silenzio, i ragazzini ricevevano dei regali (magliette, scarpe) o delle piccole somme di denaro (10, 20 euro). Lunedì gli agenti della IV Sezione della Squadra Mobile di Roma, specializzata in reati di violenza di genere, hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, al termine di una delicata indagine coordinata dai magistrati del Gruppo Antiviolenza della Procura di Roma.

Uno degli aguzzini aveva denunciato la sua vittima per estorsione

La vicenda che vede protagonisti i tre uomini e le loro giovanissime vittime, è venuta fuori in modo totalmente inaspettato. Uno degli aguzzini aveva avuto il coraggio di presentare una denuncia per estorsione nei confronti di uno dei due ragazzi, Mostafa (il nome è di fantastia ndr.) di origine marocchina allora appena maggiorenne. Il giovane venne arrestato ma durante il giudizio dibattimentale alcuni elementi portano gli inquirenti a cercare di capire perché il ragazzo avesse ricevuto per sei anni denaro da un uomo di 65 anni. Il ragazzino venne assolto dall'accusa di estorsione e da quel momento cominciò ad emergere la storia fatta di violenza e abusi.

I racconti dell'orrore: anche violenze di gruppo

Le violenze avvenivano all'interno delle abitazioni dei tre uomini arrestati e in alcuni casi costringevano i ragazzi ad assistere mentre avvenivano rapporti sessuali tra di loro. Kamil (il nome è di fantasia ndr.) aveva solo 10 anni quando iniziarono gli abusi nei suoi confronti, Mostafa 15 anni. Si tratta di due giovanissimi stranieri che vivevano una condizione di difficoltà sociale ed economica. "Io usavo i soldi per comprare da mangiare e piccole cose per me, io non avevo soldi per questo motivo lo facevo" affermava Kamil durante una delle dichiarazioni agli inquirenti. "Quando mi ha abbassato i pantaloni avrò avuto dieci o dodici anni. Lui mi abbassava i pantaloni e poi mi pagava, è successo 4 o 5 volte. Lui mi dava i soldi come se fosse stato un secondo padre ma io non capivo questa situazione e non capivo quello che lui mi stava facendo".  

I tre hanno cercato in tutti i modi di apparire agli occhi dei due ragazzi come dei benefattori, cercando di attirarli nelle proprie abitazioni per poi pretendere un rapporto sessuale. Mostafa racconta di aver tentato di fuggire dopo essere andato insieme a M. a casa di D. per vedere una partita di calcio: "Mi metteva le mani sotto la maglietta e io lo spingevo via, siamo usciti da quella camera e io non volevo fare altro che andare via ero terrorizzato". E anche in quell'occasione il suo silenzio valeva 20 euro.