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" … Siamo sempre vicini, siamo sempre una famiglia … questo non c'è dubbio…". Si era trasferito dalla Calabria a Roma, ma aveva mantenuto contatti e rapporti con la terra d'origine e con il clan di ‘ndrangheta Mancuso di Limbadi, Vibo Valentia. Le intercettazioni telefoniche lo confermano: i soldi della mafia venivano riciclati e reinvestiti in bar, ristoranti, pescherie e negozi di orologi della Capitale, tutti nella zona di piazza Bologna. I titolari erano prestanome compiacenti. Nell'ambito dell'operazione ‘Mago' i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno sequestrato 2 milioni di euro appartenenti a imprenditori vicini alle ‘ndrine calabresi. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale capitolino, su richiesta della Dda della Procura di Roma.

Sequestrate 9 case e 14 lingotti d'oro

Le indagini nascono da alcuni accertamenti compiuti sul patrimonio dello scomparso Luigi Ferruccio Bevilacqua, arrestato dai finanzieri nel 2015 per usura, intestazione fittizia di beni ed esercizio dell'attività finanziaria, e morto nel 2018. Vicino alla cosca Mancuso si era trasferito, come detto, dalla Calabria a Roma per scontare la misura dell'obbligo di dimora. In realtà aveva continuato le attività illecite che già portava avanti. Il sequestro di 2 milioni di euro riguarda il suo patrimonio, riconducibile non solo a lui, ma anche ai due suoi figli, arrestati anche loro nel 2015, e a due imprenditori: si tratta di 9 unità immobiliari tra Roma e Torre Boldone (Bergamo); 14 lingotti d'oro del peso complessivo di circa 5 chili; 4 automezzi; disponibilità finanziarie.