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Rifiuti a Roma? Colpa dei cittadini. Così l’Ama dice no ai ricorsi anti-Tari

L’Ama avrebbe rifiutato i ricorsi presentati dai cittadini romani nelle scorse settimane in merito al pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. Secondo la partecipata del Camidoglio le criticità degli ultimi mesi farebbero parte della normale gestione e sarebbero connesse al “non corretto conferimento dei rifiuti medesimi da parte dell’utenza”
A cura di Chiara Ammendola
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Immagine di repertorio
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Le "eventuali e occasionali criticità" nella gestione della raccolta dei rifiuti a Roma sarebbero da ricollegare "non alle attività svolte dall'Ama quanto, piuttosto, a contingenti problematiche connesse all'intero ciclo di gestione dei rifiuti, nonché, in alcuni casi, al non corretto conferimento dei rifiuti medesimi da parte dell'utenza". Secondo quanto riportato da IlMessaggero sono queste le parole con le quali l'Ama, la società partecipata del comune di Roma che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nella Capitale, ha rigettato i ricorsi dei cittadini romani rispetto al pagamento della Tari, la tassa sull'immondizia. Sono molti infatti ad aver chiesto, come forma di protesta, il rimborso dei soldi versati per la gestione dei rifiuti all'Ama a causa della situazione in cui versa la città ormai da mesi: cassonetti pieni, immondizia non ritirata e lasciata in strada per giorni, nonostante il caldo estivo e i marciapiedi invasi dai sacchetti maleodoranti.

L'Ama rigetta i ricorsi dei cittadini: A rischio la sostenibilità economica della gestione dei rifiuti

Secondo l'Ama dunque il servizio c'è e funziona, almeno secondo quanto scritto nelle lettere di risposta inviate ai cittadini che hanno presentato richiesta di rimborso: "Ama è costantemente impegnata a garantire il continuo e regolare svolgimento del servizio di raccolta". Intanto aumenta il numero di cittadini intenzionati, anche attraverso Codacons o comitati vari di quartiere, a presentare i propri ricorsi, con le richieste di indennizzo. La linea dell'azienda al momento però sembra irremovibile: "Comprendiamo i disagi, ma non è accettabile che qualche associazione minacci una class action", le parole della presidente di Ama, Luisa Melara. Mentre l'ad Paolo Longoni ha spiegato che così si mette a rischio "la sostenibilità economica della gestione dei servizi".

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