Il 31 maggio sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale tre bandi di concorso per partecipare alle selezioni per 100 nuove assunzioni nei consultori della Regione Lazio. 33 posti sono riservati a psicologi, 18 a medici ginecologici e 16 a pediatri. Si tratta di personale che non andrà a rimpiazzare i lavoratori che andranno in pensione – che saranno comunque sostituiti – ma che si aggiungerà a quello già esistente. Il bando è stato voluto dalla Regione Lazio per rilanciare i consultori, presidi territoriali fondamentali per la vita e la salute delle donne che negli anni sono stati però smantellati e relegati ad avere un ruolo marginale. Fanpage.it ne ha parlato con Marta Bonafoni, consigliera regionale che sin dall'inizio ha sostenuto le istanze del movimento femminista e supportato il progetto di rimessa al centro di queste strutture.

Avete deciso di lanciare 3 bandi di concorso per le nuove assunzioni sui consultori di Roma, che negli ultimi anni sono stati praticamente smantellati e con le funzioni ridotte all’osso. Qual è la motivazione che vi ha spinto a prendere questa decisione e a investire in questo settore in questo determinato momento storico, dove le donne e i movimenti femministi sono diventati un attore fondamentale nella vita politica del Paese?

C'è stata una richiesta molto forte da parte del movimento femminista e femminile non soltanto sul contrasto alla violenza di genere, sui diritti del lavoro, sul precariato, ecc…, ma anche una forte domanda di diritti e welfare soprattutto per quanto riguarda i servizi territoriali. E sono proprio questi servizi, richiesti anche dalle giovani e dalle donne migranti, l'elemento distintivo di chi vuole fare un tipo di politica rispetto alla salute delle donne e alla loro autodeterminazione. Abbiamo iniziato a ragionare sul ruolo dei consultori sin dalla scorsa legislatura, ingessata e depauperata sia dal blocco di rientro, sia dal piano del turn over, sia da una sanità ospedaliera che ha fatto man bassa di quella che potremmo definire la sua ‘cenerentola territoriale'. E i consultori sono esattamente questo, una struttura sanitaria territoriale – attaccata ferocemente dall'amministrazione Polverini e dalle destre che le volevano smantellare – che noi abbiamo deciso di rimettere al centro della salute della donna. Per farlo abbiamo intavolato un lungo lavoro di ascolto sia con le operatrici sia con le donne utenti, ma anche con le assemblee delle donne e il movimento Non Una di Meno. Grazie a questo lavoro siamo arrivati a capire ciò che era ovvio, ossia che il tema del personale è fondamentale.

Siete alla ricerca di ginecologici e ginecologhe, pediatri e pediatre, ma anche di professionisti nel settore della psicologia in modo da supportare le donne che si rivolgono al consultorio. In che modo andranno ad affiancare il lavoro “pratico” degli altri medici?

Innanzitutto abbiamo deciso di investire su queste figure per reagire alla deriva di sanitarizzazione di alcuni servizi, e rispondere così anche alle altre istanze che sono venute fuori in quella che potremmo definire come la ‘società della crisi'. Stiamo assistendo sempre di più alla polverizzazione delle relazioni, alla frantumazione del vecchio modello familiare: e queste figure possono agire sulla relazione tra le persone, sull'autonomia, sull'empowerment. Abbiamo deciso di mettere al centro temi fondamentali come quelli della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere, ma di dare anche spazio alle altre esigenze dei giovani – che scoprono prima i rapporti, la contraccezione e anche l'interruzione volontaria di gravidanza – e ai diritti Lgbt. E per questo abbiamo voluto investire nella formazione, un fattore importante sia per nuovi assunti sia per chi nei consultori ci lavora da tempo. I concorsi erano bloccati da vent'anni, proviamo a recuperare il tempo perduto e a correggere i ritardi che a nostra volta abbiamo ereditato.

Il progetto della Regione Lazio andrà a potenziare le strutture già esistenti. Oltre ad aumentare il personale, alla base del vostro progetto c’è anche un rilancio dei consultori come luoghi non solo di assistenza medica, ma anche di incontro tra donne, informazione, prevenzione, supporto e assistenza psicologica e tutte quelle funzioni che dovrebbero – almeno in teoria – caratterizzare i consultori?

Certamente. I consultori devono avere anche una funzione sociale all'interno dei quartieri e presto sarà organizzato un incontro tra la giunta regionale e i direttori delle Asl che dovranno indicare i referenti delle varie strutture al fine di rendere omogeneo l'uso dei consultori. Ad esempio, questi presidi devono garantire il diritto di assemblea delle donne al loro interno: e al momento questo diritto non è sempre rispettato. Noi vogliamo che sia garantito a tutti, non a macchia di leopardo. E vogliamo che si applichi in questo modo in tutta la regione. Le urgenze e le emergenze della sanità ci sono, ma quello che dobbiamo fare è rimettere in ordine le priorità. I consultori non possono essere l'ultima catena dell'ingranaggio, bisogna investire su di loro allo stesso modo in cui si investe negli altri settori. E iniziare a fare comunicazione e informazione, perché cose che a noi sembrano scontate per molte ragazze giovani non lo sono. Dobbiamo rimettere al centro un servizio che quando è stato immaginato era all'avanguardia, facendo sapere che esiste, è a disposizione e funziona pure. Oggi partiamo con queste 100 assunzioni: non sono le prime ma non devono essere nemmeno le ultime.