Regina Coeli, un altro suicidio in carcere dopo quello del presunto killer del gioielliere

Un altro suicidio in cella, al carcere Regina Coeli di Roma. Poche ore dopo che il presunto killer del gioielliere Giancarlo Nocchia si era impiccato con un lenzuolo annodato al collo. A togliersi la vita è stato un 18enne romeno accusato, con un connazionale, accusato di aver ucciso il truccatore dei vip Mario Pegoretti, massacrato di botte nella Pineta Sacchetti per 50 euro e un orologio del valore di appena 150 euro. A sorvegliare la cella del killer dell’orafo di Prati c’erano solo due agenti e il secondo episodio di suicidio dopo poche ore ha fatto scoppiare polemiche sull’efficienza del sistema carcerario. “Teniamo conto che la polizia penitenziaria è ovunque in sotto organico”, dice l’ex garante dei Detenuti del Lazio, Angiolo Marroni.
“Ciò che è accaduto è drammatico, ma l'intero sistema di gestione della mobilità del personale va assolutamente rivisto: servono poliziotti nelle carceri, serve maggiore trasparenza, attenzione e investimenti adeguati”, dice la Cgil in una nota che denuncia come nel carcere romano l’organico sia al di sotto di 250 unità rispetto quanto previsto. Se a sorvegliare il presunto killer di Giancarlo Nocchia c’erano due agenti, a sorvegliare il ragazzo di 18 anni ce n0era uno solo, riferisce il sindacato della polizia penitenziaria Osapp. Il segretario generale Leo Beneduci ha riferito che il ministro della Giustizia Orlando “ha convocato per il pomeriggio di oggi, 21 luglio, i sindacati per riferire le risultanze degli Stati generali dell'esecuzione penale, un'iniziativa avviata dal ministero per un confronto sulle carceri tra tutti i soggetti coinvolti. Ma noi, come Osapp, non ci saremo, perché riteniamo che sotto Orlando si sia indebolito e impoverito il Dap e la polizia penitenziari”.