Circa 71.500 romani vivono in zone a rischio esondazione. In particolare 13.500 persone vivono su terreni, oltre 6mila ettari in città, caratterizzati dalla "massima pericolosità idraulica" e che si trovano soprattutto nei pressi dei fiumi Tevere e Aniene. Gli altri 58mila, invece, abitano in aree a "massima pericolosità idraulica legate ai canali di bonifica" che si trovano tra Ostia, Acilia, Malafede, Infernetto e Ponte Galeria. Questo emerge da un'indagine realizzata da Ispra e Roma Capitale presentata oggi in Campidoglio.

Secondo il rapporto a Roma ci sono circa 30mila ettari (oltre il 23 per cento della superficie totale) di suolo consumato, di cui il 92 per cento in modo irreversibile. Si tratta di un'area grande circa 3.600 volte il Circo Massimo. La Capitale ha consumato terreno per costruire edifici (per il 28 per cento delle aeree artificiali), strade (21 per cento) e altre aree come parcheggi e piazzali (40 per cento). Secondo gli esperti dell'Ispra "molte di queste superfici si trovano in zone sensibili, come aree di pericolosità idraulica o aree vincolate". L'obiettivo dello studio, informa in una nota il Campidoglio, è "utilizzare informazioni e condividere dati per definire strategie mirate a promuovere uno sviluppo urbano sostenibile tutelando il territorio e migliorandone la vivibilità".  "Questa città non può essere congelata ma ha bisogno di un grande ripensamento. Questi dati ci forniscono informazioni importanti per ripensarla", ha dichiarato l'assessore capitolino all'urbanistica Luca Montuori.