"Quello di Marco Vannini fu omicidio volontario, serve un nuovo processo" è la richiesta del sostituto procuratore generale Elisabetta Ceniccola, in vista della sentenza della Cassazione prevista per oggi, venerdì 7 febbraio, che si esprimerà sulla condanna della famiglia Ciontoli. Il pg ha avanzato la richiesta, sottolineando il ritardo dei Ciontoli nel chiamare i soccorsi del 118, ciò avrebbe procurato inevitabilmente il decesso del ventenne di Cerveteri. Il procuratore generale ha per questo chiesto: il rinvio ad altra Corte di secondo grado, l'annullamento della sentenza, il rigetto del ricorso presentato dalla difesa di Antonio Ciontoli e di accogliere invece i ricorsi presentati dalle parti civili e dalla procura generale di Roma. Marco Vannini è morto nella notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, ferito da un colpo di pistola sparato dal padre della fidanzata, nella villetta in via Alcide De Gasperi a Ladispoli, sul litorale della provincia di Roma. La sentenza della Cassazione è attesa nel pomeriggio.

Il pg: "Vicenda disumana, a uccidere Marco il ritardo dei soccorsi"

Un appello bis, con il quale valutare un aumento di pena per Antonio Ciontoli, che secondo quanto è emerso in sede processuale è stato materialmente lui a sparare il colpo di pistola che ha ucciso Marco. La Corte d'assise d'appello di Roma, aveva infatti ridotto la condanna di primo grado da 14 a 5 anni nei confronti del capofamiglia, derubricando il reato di omicidio volontario in omicidio colposo. Il pg è infatti fermamente convinto che "a risultare fatale per Marco Vannini non è stato il proiettile ma i 110 minuti d'attesa prima dell'arrivo dell'ambulanza" e ha definito la vicenda "disumana", in quanto "le condizioni del giovane erano sotto agli occhi di tutti".

L'avvocato di parte civile: "Nessuno si è chiesto cosa è stato fatto"

L'avvocato di parte civile Celestino Gnazi ha sottolineato davanti ai giudici come, "in quei 110 minuti, mentre Marco emetteva urla disumane, nessuno si è chiesto cosa è stato fatto. "È lecito pensare – spiega l'avvocato – che in quel lasso di tempo siano stati messi in atto tentativi programmati, cinici e lucidi di ripulire il sangue di Marco".

Marina, la madre di Marco Vannini: "Spero nella Giustizia"

I genitori di Marco sono in Aula, stamattina decine di persone li aspettavano per sostenerli in piazza dei Tribunali. Ai giornalisti mamma Marina ha detto: "Prima credevo nella giustizia, oggi ci spero". Ad attendere di due genitori una giornata difficile, in vista della sentenza della Suprema Corte di Cassazione, che si esprimerà sulla condanna della famiglia Ciontoli. In merito, la difesa ha presentato la richiesta sull'esclusione dell'aggravante della colpa cosciente, mentre la procura ha chiesto l'annullamento della sentenza e la riformulazione del reato, da omicidio colposo a volontario.

In Aula anche l'ex ministro Trenta

Tra il pubblico dell'udienza in Cassazione per l'omicidio di Marco Vannini c'è anche Elisabetta Trenta, l'ex ministro della Difesa del governo Conte I. "Oggi sono qui per esprimere la mia vicinanza alla famiglia di Marco. Come sempre ho fatto anche in passato. Spero nello stesso esito in cui confidano i familiari di Marco".