Gli avvocati di Antonio Ciontoli hanno presentato un ricorso alla Corte di Cassazione per chiedere l'annullamento della sentenza d'appello con cui l'imputato è stato condannato a cinque anni per omicidio colposo. Anche l'accusa ha fatto ricorso, ma per motivi opposti: il pubblico ministero Vincenzo Saveriano, ha chiesto per tutta la famiglia Ciontoli l’omicidio volontario con dolo eventuale. I legali Miroli e Messina chiedono uno sconto di pena per il loro assistito, ritenuto responsabile della morte di Marco Vannini, il ragazzo di 20 anni morto nella casa dei genitori della fidanzata a Ladispoli il 17 maggio del 2015. Gli avvocati di Ciontoli, in sostanza, sono d'accordo con la contestazione del reato di omicidio colposo, ma chiedono anche la concessione delle circostanze attenuanti e la cancellazione delle aggravanti.

"Ciontoli non si è mai reso conto che Marco poteva morire"

Per i giudici della Corte d'Appello Ciontoli è responsabile di omicidio colposo aggravato da colpa cosciente. Cioè, come recita l'articolo 61 comma 3, "l'avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell'evento". Per Miroli e Messina gli stessi giudici hanno però riconosciuto che Ciontoli non si è mai reso conto "della possibilità che si concretizzasse l'evento morte". Al contrario, sostengono gli avvocati, "aveva la certezza che il giovane non sarebbe morto". Questo a causa dello scarsissimo sanguinamento di Vannini, dalle altalenanti condizioni del ragazzo e dall'incredibile traiettoria del proiettile di cui Ciontoli non poteva essere a conoscenza.

"Mancano i motivi dell'aggravante"

Secondo Miroli e Messina i giudici non hanno spiegato i motivi dell'aggravante, limitandosi a scrivere nella sentenza: "Nessuno dubita dell'imperizia, della negligenza, dell'avventatezza, dal comportamento tenuto dall'imputato. La condotta da lui tenuta fu assolutamente anti-doverosa ed aspramente censurabile". E ancora "La condotta di antonio Ciontoli appare estremamente riprovevole sotto il profilo etico…un imputato la cui condotta è particolarmente odiosa" espressioni che non giustificano per i legali difensori la colpa cosciente, né prendono in considerazione la personalità dell'imputato, la sua vita prima della notte in cui sono accaduti i drammatici fatti, la sua appartenenza a un corpo militare e la sua devozione allo Stato.