Antonio Ciontoli dovrà sostenere, insieme alla moglie Maria, al figlio Federico e alla figlia Martina, un nuovo processo d'appello. Annullata la sentenza dei giudici di secondo grado che avevano deciso una condanna a 5 anni per omicidio colposo per il capofamiglia. Questa la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che si è espressa sulla condanna della famiglia Ciontoli per l'omicidio di Marco Vannini. Una decisione che arriva oggi, cinque anni dopo i tragici fatti che scossero il litorale Nord della provincia di Roma e l'Italia intera. Tante le persone ad attendere i genitori di Marco, Marina e Valerio, all'uscita, in strada con manifesti e striscioni.

Il ferimento di Marco Vannini e il ritardo dei soccorsi

La notte in cui sono accaduti i tragici fatti, Marco Vannini è a casa della fidanzata, nella villetta in via Alcide de Gasperi a Ladispoli, sul litorale della provincia di Roma. Insieme a loro c'è il fratello di Martina, Federico, con la sua fidanzata Viola, e il padre e la madre dei due ragazzi, Antonio Ciontoli e Maria Pezzillo. I sei cenano insieme e Marco verso le ore 23 si reca in bagno per farsi una doccia. Antonio Ciontoli, questa la ricostruzione confermata ad oggi dai giudici, entra per recuperare due pistole che aveva sistemato all'interno di una scarpiera. Marco chiede al suocero di vederle e lui, per gioco, credendo che l'arma fosse scarica, gliele mostra e parte un colpo che ferisce il ragazzo al braccio, sotto la spalla destra, trapassando polmone e cuore. Il ventenne è arrivato al Pit di Ladispoli in codice verde perché agli infermieri, era stato detto che si era ‘ferito con un pettine a punta scivolando nella vasca'. In realtà Marco ha una ferita d'arma da fuoco e muore alle 3 e 10 del 18 maggio 2015 a bordo di un'eliambulanza che durante il trasporto d'urgenza all'ospedale Gemelli di Roma.

La morte di Marco Vannini

Secondo la ricostruzione emersa in sede processuale, quando parte lo sparo sono le ore 23 e 15. La prima telefonata al 118 viene fatta 23,41 quasi venti minuti dopo. Richiesta di un'ambulanza che viene subito annullata ‘perché Marco sembrava riprendersi'. All'operatrice del 118 non verrà detto dello sparo ma Federico le parlerà di uno spavento, un attacco di panico per uno scherzo. È mezzanotte e sei minuti quando Antonio Ciontoli chiama nuovamente i soccorsi, ma il capofamiglia non dice la verità spiegando all'infermiera che il ragazzo "si è ferito con un pettine a punta scivolando nella vasca". L'ambulanza arriva a casa Ciontoli in codice verde e nessuno dei componenti della famiglia Ciontoli spiega ai sanitari come Marco si sia procurato quella ferita. Solo una volta giunti al Pit di Ladispoli, quando è ormai troppo tradi per salvargli la vita, Antonio Ciontoli confessa al dottor Matera che il ferimento del ragazzo è stato provocato da un'arma da fuoco.

La battaglia giudiziaria

Dalla morte di Marco Vannini è iniziata una lunga battaglia giudiziaria, che ha visto come protagonista la famiglia Ciontoli. In primo grado, il capofamiglia Antonio, era stato condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, mentre la Corte d’Appello di Roma ha derubricato il reato ad omicidio colposo con colpa cosciente, condannandolo a 5 anni di reclusione. In entrambi i gradi di giudizio, invece, i restanti membri della famiglia, Martina, Federico e Maria Pezzillo, figli e moglie, sono stati condannati a 3 anni per omicidio colposo. Viola Giorgini, la fidanzata di Federico, è stata invece assolta dalle accuse in primo e secondo grado. Il Pg ha chiesto l’annullamento della sentenza impugnata e il rinvio a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello, per vedere riconosciuto l‘omicidio volontario per l'intera famiglia Ciontoli, mentre la difesa ha presentato ricorso per l'intera famiglia per ridurre la pena: per Antonio Ciontoli si chiede l'esclusione dell'aggravante della colpa cosciente mentre per il resto della famiglia viene chiesta l'assoluzione.