Virginia Raggi
in foto: Virginia Raggi

L'emergenza rifiuti a Roma era stata annunciata tre mesi fa, almeno. E nessuno, evidentemente, ha trovato soluzioni valide per evitarla. Anzi, prima di ammettere il problema sono trascorse settimane in cui Ama e la sindaca Virginia Raggi hanno cercato di minimizzare nonostante i cassonetti stracolmi in diversi quartieri della città. "Non sappiamo dove portare i rifiuti", si lamenta oggi Raggi, accusando la Regione Lazio di ritardare i tempi per sbloccare gli aiuti obbligatori da parte di tutti i tritovagliatori regionali. A Roma, al momento, non ci sono strutture sufficienti per raccogliere i rifiuti indifferenziati prodotti ogni giorno dai cittadini della Capitale e così, grazie anche all'intervento del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, la Regione pubblicherà, si spera a brevissimo, un'ordinanza che obbligherà gli impianti della Regione a lavorare a pieno ritmo per accogliere più rifiuti da Roma. Questo a patto che Ama ripulisca la città in meno di venti giorni e che prenda atto che alla città mancano impianti di tmb dopo l'incendio al tmb Salario.

Perché Roma non sa dove portare l'immondizia

La colpa, secondo la sindaca Raggi, è della Regione perché la "situazione è così dall'inizio di giugno quando si è rotto un impianto ed è andato in manutenzione un altro, la Regione poteva intervenire un mese fa, ha invece dovuto attendere il sollecito del ministro Costa e oggi ancora non emette questa ordinanza". In realtà il problema è strutturale e si è aggravato in seguito all'incendio del Tmb Salario. Ad Ama, da allora, restano solo il Tmb di Rocca Cencia e il tritovagliatore di Ostia. Ogni giorno a Rocca Cencia vengono trattate 750 tonnellate di rifiuti indifferenziati e altre 750 vengono trasferite in Abruzzo (tra l'altro il contratto scadrà a fine luglio). Il problema sta nei Tmb privati di Malagrotta: dovrebbero trattare 1.250 tonnellate e invece ne prendono 750 per lavori di manutenzione straordinaria che andranno avanti per tutta l'estate. Questa situazione, però, è stata annunciata ad aprile. Tra l'altro, inizialmente gli impianti avrebbero dovuto chiudere del tutto, mentre con un accordo è stata stabilita una chiusura solo parziale. "Stiamo ponendo in essere tutte le azioni necessarie per l'individuazione di siti alternativi ove conferire i rifiuti indifferenziati per il loro trattamento", informava già ad aprile Ama. Al momento ogni giorno 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati rimangono nei cassonetti perché non si sa dove portarli. "Una delle accuse che ci vengono rivolte è: non eravate preparati al fatto che gli impianti di Malagrotta sarebbero andati in manutenzione e quindi avrebbero accolto meno Rifiuti. Falso! Ci siamo mossi molto prima e tempestivamente per trovare soluzioni alternative, coinvolgendo tutti gli attori coinvolti. Dopo che era stata trovata una soluzione con tanto di indicazioni regionali per la ridistribuzione dei Rifiuti in altri impianti sostitutivi, i ritardi ci sono stati perchè un privato, Colari, ha tenuto le quote di riassegnazione per 10 giorni e non ha liberato i flussi. Tradotto: per chi non ha rispettato gli accordi e i patti presi 35mila cassonetti non svuotati a giugno", il parere della sindaca Raggi in un post pubblicato qualche giorno fa su Facebook. In realtà alla prima cittadina ha risposto chiaramente il neo amministratore delegato di Ama, Paolo Longoni: "Il rifiuto non viene ritirato perché non ci sono le necessarie capienze negli impianti di trattamento o sono inferiori alle necessità quotidiane per due motivi: alcuni impianti abitualmente utilizzati da Ama hanno manutenzioni ordinarie in corso (cioè i tmb di Malagrotta) e hanno ridotto la capacità di accettazione da tempo preannunciata; il secondo motivo è che la necessità di trattamento tmb è destinata ai rifiuti indifferenziati e la maggior parte del rifiuto, soprattutto nelle situazioni di emergenza, diventa indifferenziato: quanto più se ne raccoglie, più aumenta la necessità di portarlo a tritovagliatura o tmb e i tmb hanno una capienza limitata".

Le responsabilità della Regione Lazio

La Regione Lazio, questa è la sua responsabilità, non ha mai approvato il piano regionale per i rifiuti, fermo al 2013. Ma l'assessore all'Ambiente, Massimiliano Valeriani, ha dichiarato: "I guai di Roma non dipendono dal nuovo piano rifiuti. Il piano definisce il fabbisogno degli impianti, ma poi tocca al Comune e ai privati realizzarli. Senza contare che il Campidoglio poteva realizzare impianti anche in virtù del piano attuale ancora in vigore". Solo recentemente gli attuali vertici di Ama hanno aperto alla necessità di costruire nuovi impianti di trattamento dei rifiuti. Con buona pace della sindaca Raggi, che all'indomani dell'incendio che ha distrutto il Tmb Salario rivendicava l'intenzione di chiuderlo comunque entro il 2020 grazie all'aumento della raccolta differenziata. Nel breve periodo, disse allora la sindaca, Ama "ha già avviato le trattative con altri impianti che ci aiuteranno a smaltire i rifiuti dell'ex tmb Salario". Evidentemente Ama, nel frattempo, ha preso coscienza della necessità di avere nuovi impianti a Roma.