Potrebbe sembrare un'inezia, si dirà che in caso di guerra nessuno rispetta più le regole e che quindi si tratta di un provvedimento poco utile, ma non è affatto così. L'argomento è molto più serio di quello che potrebbe sembrare. Così l'Unesco ha deciso che per lo splendido monumento di Villa Adriana, a Tivoli, in provincia di Roma arriva il bollino blu da "immunità in caso di guerra". In questo modo, uno dei siti del nostro patrimonio culturale più importante (nella top ten dei più visitati in Italia) già tutelato dall'Unesco sin dal 1999 accede oggi alla lista dei monumenti sottoposti a protezione rafforzata in caso di conflitto armato. Cosa vuol dire in concreto? Che far parte di questa lista innalza il livello di protezione del sito archeologico che ottiene una sorta di immunità.

Nel malaugurato e improbabile caso in cui dovesse esserci un conflitto bellico, i monumenti sotto la protezione dell'Unesco, in particolare quelli che godono del suddetto bollino blu, non possono essere attaccati, né tantomeno essere utilizzati per scopi militari. In pratica, nello sciagurato caso in cui l'Italia entrasse in guerra con qualcuno, né l'Italia né una potenza straniera nemica potrebbe coinvolgere la straordinaria residenza imperiale nel conflitto in nessun modo, pena la condanna della comunità internazionale.

La scelta di inserire Villa Adriana nella "golden list" dei beni col bollino blu è stata assunta durante i lavori del XIII Comitato per la protezione dei beni in caso di conflitto armato, che si è svolto a Parigi lo scorso dicembre (e i cui dati emergono solo oggi dalla attenta lettura del verbale) presso la sede dell'Unesco. In quella stessa seduta, il comitato ha stabilito anche che la Biblioteca Nazionale di Firenze, il Monastero di Geghard e Alta Valle dell'Azat in Armenia e la villa Tugehghat nella Repubblica Ceca rientrano in questa speciale categoria. Soddisfazione è stata espressa dal direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Andrea Bruciati:

Il riconoscimento dell’immunità è significativo dell’enorme importanza che il nostro patrimonio riveste e del suo profondo valore simbolico. Si tratta per noi, che viviamo un’epoca e un contesto geografico di relativa tranquillità, di un’occasione per ribadire i valori della pace e della convivenza civile, ricordando come la guerra, oltre a mietere vittime talora inermi, produca spesso un ulteriore male, la distruzione della memoria e della storia, patrimonio non dei singoli popoli, ma dell’umanità intera.