Processo ai Casamonica
in foto: Processo ai Casamonica

"L'amicizia è l'amicizia e i soldi sono i soldi. Se non rispetti i patti poi si rovina pure l'amicizia. Per un rapporto di amicizia, invece del 20 per cento al mese, mi accordo il 10 per cento, quindi 500 euro al mese di interessi". Con queste parole Massimiliano Casamonica si rivolgeva a Massimiliano Fazzari, uno dei due pentiti su cui si basa l'inchiesta Gramigna, che ha portato a processo molti membri del clan romano. Nel corso del processo Fazzari ha svelato i metodi estorsivi della famiglia: "I Casamonica offrono prestiti, di solito chiedono il 20 per cento, a me il 10 per cento perché ero amico, si pattuisce il tempo per restituire il 20 per cento mensilmente, che sono solo gli interessi. Puoi pagare anche per 10-20 anni finché non hai consegnato tutto il capitale, se salti un mese gli interessi aumentano, fanno come vogliono, li' poi sono botte, se hai un locale ti levano il locale, se hai una casa ti levano la casa. Io ho ricevuto minacce: ‘se non porti ‘sti soldi finisce male' mi dicevano".

"I Casamonica si definivano mafiosi"

Secondo Fazzari "i Casamonica si definivano mafiosi, parlando in strada a Porta Furba dicevano ‘abbiamo le regole come i calabresi, siamo come gli ‘ndranghetisti che hanno regole. A Roma nessuno si mette contro i Casamonica. C'è qualche gruppo che potrebbe fronteggiarli ma preferiscono accordarsi con loro, nessuno ci si mette contro, sono tanti, se tu vai in 6 loro tornano in 20". Il maxiprocesso vede come imputati 44 membri del clan, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, estorsione, usura e detenzione illegale di armi. Tutto nasce dall'indagine ‘Gramigna', coordinata dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò.