"Per poter parlare di omicidio volontario va dimostrata la volontà". E la volontà di uccidere Marco Vannini da parte Antonio Ciontoli, sostiene il legale di quest'ultimo, l'avvocato Andrea Miroli, non c'era. Si tratta di omicidio colposo proprio perché il papà di Martina, l'allora fidanzata di Marco, non voleva provocare la morte del 21enne. Questa la tesi degli avvocati difensori dei Ciontoli, Miroli e Pietro Messina, intervistati dagli inviati della trasmissione di Retequattro ‘Quarto Grado'.

"Che poi qualcuno possa dire che vi è sproporzione tra la tragicità del fatto e la pena applicata, questa è una valutazione che non può essere additata ai magistrati. Noi comprendiamo benissimo il dolore della famiglia Vannini, tuttavia in uno Stato di diritto è giusto che vengano applicate le regole", hanno spiegato ancora gli avvocati. Secondo loro Ciontoli si è comportato in modo ‘egoista', ma non c'è stato dolo. "Se avesse saputo che Marco stava per morire, si sarebbe comportato in maniera diversa", la tesi dei legali. E Ciontoli, che ha cercato di sciacquare via il sangue provocato dal colpo di pistola sparato da lui per errore, non poteva sapere che Marco era in fin di vita, questa sempre la ricostruzione degli avvocati, perché il ragazzo avrebbe perso tanto sangue solo internamente: "Le condizioni di Marco, in termini di gravità, non erano percepibili. I famosi due litri di sangue persi sono un’emerita corbelleria, perché Marco il sangue l’ha perso solo internamente". Antonio Ciontoli è stato condannato a 5 anni, il massimo della pena per omicidio colposo, mentre gli altri membri della famiglia sono stati condannati a tre anni, sempre per omicidio colposo. "Il dibattimento ha dimostrato inequivocabilmente una differenza sostanziale nella consapevolezza tra Antonio e gli altri imputati. I due figli e la moglie sono stati indotti in errore dal padre", il parere degli avvocati.

I legali dei Ciontoli contro mamma Marina

I legali dei Ciontoli hanno criticato anche il comportamento di mamma Marina, la madre di Marco, che dopo la lettura della sentenza, dispiaciuta e disperata per quanto ascoltato, ha gridato ‘vergogna' all'indirizzo dei giudici. "Le sentenze possono essere criticate, ma c’è stata un’aggressione nei confronti dei magistrati che riteniamo debba rientrare. È un tema che è all’ordine del giorno del Consiglio Superiore della Magistratura, perché sono episodi che si ripetono un po’ troppo spesso", sostengono Miroli e Messina. "Quando si definisce una sentenza vigliacca, quando si urla “Vergogna!”, mi pare si vada oltre quello che può essere un confronto civile", spiegano. Per quanto riguarda i Ciontoli, dicono gli avvocati, "questa tragedia che li ha coinvolti non è una cosa che passerà in maniera tranquilla. Per molti anni vivranno questa condizione di sofferenza, al di là di quelle che saranno le risultanze dei processi".