Marco Vannini
in foto: Marco Vannini

"Giustizia per Marco Vannini": le due petizioni lanciate su Change.org in 24 ore hanno superato le 100mila firme. Solo la prima, lanciata da Margherita otto mesi fa, diretta alla Procura della Repubblica di Civitavecchia e al ministro della Difesa, Alfonso Bonafede, ha raggiunto 113mila firmatari e il numero delle persone che sta aderendo cresce di ora in ora, senza fermarsi. La raccolta firme attraverso petizione ha un significato molto importante perché sta riunendo tantissimi cittadini che chiedono giustizia per il giovane Marco, ucciso a vent'anni con un colpo di pistola a Ladispoli, in provincia di Roma. La petizione, già presente in rete e sui social network, è cresciuta esponenzialmente a seguito della seconda sentenza della Corte d'Appello che ha ridotto la pena di Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni con l'accusa di omicidio colposo. In primo grado era stato condannato a 14 anni per omicidio preterintenzionale. Per lui e per gli altri membri della famiglia, la moglie Maria, i figli Federico e Martina, che di Marco Vannini era la fidanzata, i pm avevano chiesto 14 anni di reclusione. La corte invece ha ritenuto opportuno ridurre la pena al capofamiglia e confermare la condanna a tre anni per omicidio colposo per i suoi familiari. Confermata, invece, l'assoluzione per la fidanzata di Federico.

Omicidio Vannini, la seconda sentenza d'Appello

Martedì 28 gennaio i giudici della Corte d'Appello si sono riuniti e hanno emesso la seconda sentenza, che ha fatto discutere tantissimi italiani. Dopo le parole pronunciate in Aula dai magistrati, i presenti hanno espresso il loro chiaro dissenso, mentre i genitori di Marco sono stati scortati fuori dai carabinieri. "Vergogna, è uno schifo. Marco aveva 20 anni… Strapperemo le tessere elettorali" ha gridato Marina, la mamma di Marco. E oggi, intervistata nel corso della trasmissione di Canale 5 ‘Mattino 5′ ha dichiarato: "Io non rinuncio alla mia dignità anche se talvolta ti senti ferito. L’omicidio colposo sarebbe valso se Marco fosse morto subito dopo il colpo Non certo dopo la storia che hanno messo in piedi perché tutte le perizie hanno dimostrato che mio figlio si sarebbe potuto salvare. Di cosa parliamo? I Ciontoli si devono vergognare, mi hanno chiamato dopo un tempo interminabile". Tra coloro che hanno espresso la loro vicinanza alla famiglia Vannini c'è anche il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, che ha pubblicato un duro post su Facebook: "Uno Stato che consente di uccidere un suo ragazzo senza che di fatto i suoi assassini vengano puniti non è uno Stato di diritto ma è uno Stato in cui la giustizia oramai è morta".

L'omicidio di Marco Vannini

Marco Vannini è morto a maggio del 2015, ucciso da un colpo di pistola sparato in una villetta di Ladispoli, dove abitava la famiglia della sua fidanzata Martina. Secondo quanto ricostruito ad ucciderlo sarebbe stato un proiettile sparato per sbaglio dal capofamiglia, Antonio Ciontoli. Prima di chiamare i soccorsi i Ciontoli perdono tempo, poi arrivano gli infermieri che trasportano d'urgenza il ragazzo al pronto soccorso. Troppo tardi. Alcune perizie hanno dimostrato che se il 118 fosse stato chiamato prima, Marco si sarebbe potuto salvare.