È stata chiesta l'archiviazione per Alessandra D'Amore, la pm che si è occupata dell'indagini sul caso dell'omicidio di Marco Vannini. L'azione disciplinare era stata intentata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede tre mesi fa: secondo Bonafede, le indagini sulla morte del ragazzo sono state condotte in modo superficiale, danneggiando quindi la parte offesa, ossia la famiglia di Marco. Sarà adesso la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura a decidere sull'archiviazione o meno.

In una nota gli avvocati della famiglia Vannini hanno dichiarato che "senza fare alcuna valutazione è, però, oggettivamente doveroso notare che il Pubblico Ministero ha contestato l'accusa di omicidio volontario quando ci credevano solo le parti civili, ha ottenuto il rinvio a giudizio e la successiva condanna, di Antonio Ciontoli, per omicidio volontario; ha proposto appello chiedendo la condanna per omicidio volontario anche per i familiari". Non solo: i legali fanno notare che la Corte di Cassazione ha confermato l'ipotesi accusatoria iniziale della pm e annullato la sentenza d'appello. Dello stesso avviso anche il capo della Procura di Civitavecchia, che ha sempre difeso D'Amore.

Secondo quanto dichiarato dai giudici della Suprema Corte di Cassazione, "la morte del ragazzo fu conseguenza delle lesioni causate dal colpo di pistola sparato da Ciontoli, ma anche della mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l'effetto infausto". Il giovane è morto dopo ore di agonia: dopo lo sparo, la famiglia Ciontoli ha aspettato ore per chiamare i soccorsi. Quando questi sono arrivati, ha dichiarato che Marco era caduto su un pettine appuntito, ritardando ancora di più le cure che avrebbe dovuto ricevere sin dall'inizio.