Serena Mollicone
in foto: Serena Mollicone

Non è arrivata la notifica a una delle parti offese, nello specifico la vedova del carabiniere Santino Tuzi, e per questo l'udienza preliminare sul caso di Serena Mollicone è stata rinviata al 15 gennaio. A 18 anni di distanza dall'omicidio della ragazza di Arce, bisognerà aspettare altri tre mesi per il possibile rinvio a giudizio degli indagati e presunti colpevoli, secondo i pm, della morte della 18enne. Oggi, infatti, il gup avrebbe dovuto decidere se mandare a processo il maresciallo Franco Mottola, all'epoca comandante della stazione dei Carabinieri di Arce, il figlio Marco, la moglie Anna Maria, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano.  I Mottola e  il maresciallo Vincenzo Quatrale sono accusati di concorso nell'omicidio (Quatrale anche di istigazione al suicidio del brigadiere Tuzi) e l'appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.

Non ricevuta la notifica dalla vedova di Tuzi

L'udienza davanti al gup del tribunale di Cassino, come detto, è stata rinviata per un difetto di notifica. A non ricevere la notifica dell'udienza è stata la vedova del brigadiere Santino Tuzi. Il carabiniere morì tre giorni, l'11 aprile del 2008, dopo essere stato ascoltato sull'omicidio di Serena Mollicone, ma per molto tempo i due fascicoli di indagine rimasero separati. In realtà, ritengono i pm che hanno riaperto il caso Mollicone, Tuzi potrebbe essere stato istigato al suicidio per alcune verità scomode che avrebbe potuto rivelare. Intanto l'arma dei Carabinieri si costituirà parte civile nel probabile processo in merito all'omicidio di Serena.

Il padre di Serena aveva detto: "Chi le ha fatto del male adesso deve pagare"

"Serena è qui e vuole giustizia. Serena ha sacrificato la vita ma ora vuole giustizia. Chi le ha fatto del male adesso deve pagare. Sono un po' provato anche se sono tranquillo finalmente stiamo arrivando alla meta che ci eravamo prefissi da tempo. Finalmente abbiamo occasione di dare giustizia a Serena", ha detto il papà della vittima, Guglielmo, all'ingresso del tribunale di Cassino. Ancora non sapeva che l'udienza sarebbe stata rinviata a gennaio. "Santino Tuzi non aveva astio verso di loro e ha pagato con la vita l'aver detto le verità che conosceva. Serena è entrata lì, c'è il suo nome cancellato sul registro, ci sono verbali che dicono che è andata su. Mi chiedo come hanno fatto quelli che erano presenti a stare seduti lì sentendo una ragazza che veniva presa a calci e a pugni e veniva torturata senza intervenire", ha dichiarato ancora.