Forse l'auto di Anatstasiya Kylemnyk nascondeva parte dei soldi destinati alla compravendita della droga. Ad ipotizzare un ruolo di primo piano della Citroen C1 gialla della venticinquenne nei fatti che ruotano intorno all'omicidio di Luca Sacchi, il Tribunale del Riesame, che ha respinto il ricorso alle misure presentato da Anastasiya e Giovanni Princi, rispettivamente sottoposti ad obbligo di firma e detenzione in carcere. Secondo i giudici del Tribunale della Libertà il coinvolgimento dell'auto di Anastasiya spiegherebbe lo zelo e la premura con i quali Princi l'ha spostata la notte tra il 23 e il 24 ottobre scorsi, dopo il ferimento mortale del ventitreenne, colpito in strada da un proiettile che lo ha raggiunto alla testa davanti al John Cabot Pub all'Appio. Un comportamento strano quello di Princi, come sostengono i giudici, che si sarebbe allontanato dal pronto soccorso del San Giovanni, facendosi accompagnare da un amico, per spostare l'auto, mentre il suo ex compagno di scuola moriva al pronto soccorso di via dell'Amba Ardaram.

Nell'auto di Anastasiya forse parte dei 70mila euro

"È chiaro che ci fosse qualcosa da occultare con assoluta urgenza – scrivono i giudici – verosimilmente la restante somma di denaro, oltre a quella occultata nello zaino e mostrata a Rispoli, destinata ai fornitori". Ciò dimostrerebbe infatti la fretta e la determinazione di Princi a spostare l'auto dal luogo del delitto. Un passaggio importante è emerso dalle dichiarazioni rese agli inquirenti da un amico del fratello di Luca lo scorso 2 novembre. Proprio a lui Princi avrebbe chiesto di accompagnarlo nei pressi del pub per raggiungere più agevolmente l'auto. "…Io ho guidato la Fiat Panda dei Sacchi e Giovanni ha preso l’autovettura di Anastasiya. Giovanni mi ha detto di seguirlo e nel punto in cui lui, con l’autovettura Anastasiya, avesse acceso le quattro frecce, io mi sarei dovuto fermare ad attenderlo lì. Io ho seguito la Citroen, con Giovanni a bordo, fino a metà di viale Amelia, poco prima dell’incrocio con vi Gubbio, dove lui ha acceso le quattro frecce delle Citroen e, come concordato, mi sono fermato… Dieci minuti o un quarto d’ora dopo, Giovanni, sempre alla guida della Citroen di Anastasiya, mi ha raggiunto in viale Amelia… Mi ha detto di seguirlo… per fumare una sigaretta… Dopo pochi minuti abbiamo ripreso le rispettive autovetture e con entrambi i veicoli siamo andati all’ospedale San Giovanni..".