Cranio Randagio
in foto: Cranio Randagio

Un responsabile per la morte di Cranio Randagio ancora non c'è e potrebbe non esserci mai. Perché una nuova perizia voluta dal giudice avrebbe definitivamente scagionato il pusher che ha venduto la droga al ragazzo, morto a casa di alcuni amici dopo una festa in un appartamento del quartiere romano della Balduina. Quella droga effettivamente è stata assunta da Vittorio Bos Andrei, il nome vero del rapper, ma diverse ore prima della sua morte e per questo non sarebbe a causa di quelle sostanze che il suo cuore ha smesso di battere. Non sarebbe colpa, quindi, della cocaina e del crack venduti all'allora 22enne dal pusher indagato. La morte del ragazzo, stabiliscono i risultati della nuova perizia tossicologica, potrebbe essere dovuta all'Ossicodone e Mdma, sostanze assunte poche ore prima dell'orario del decesso. I ragazzi che hanno partecipato alla festa hanno sempre negato che all'interno dell'appartamento fossero state consumate droghe pesanti, ma solo marijuana o hashish. L'esito dell'esame tossicologico, riportato oggi dal Messaggero, ha gettato nuovi dubbi sulle indagini in merito alla morte del giovane rapper: chi ha fornito a Cranio Randagio la droga che lo ha ucciso? Un altro pusher? Un partecipante alla festa?

La morte di Cranio Randagio

Alle 15,05 di sabato 12 novembre 2016 vengono chiamati i soccorsi: Cranio Randagio si è sentito male dopo una festa in un appartamento in via Anneo Lucano. Con lui c'erano altri ragazzi, persone, ha dichiarato la mamma del rapper, "conosceva da poco tempo, so che avevano fatto dei video e glieli avevano mostrati. Due settimane fa ne avevano girato uno insieme proprio qui sopra, sul nostro terrazzo". Dopo una notte trascorsa a fare festa e a divertirsi, alle 5 di mattina 8 ragazzi vanno via. Restano in 4, i due fratelli, padroni di casa, Vittorio e un altro ragazzo. "Quando ho visto che sabato non era ancora tornato, mi sono preoccupata e ho cominciato a telefonare. Ho chiamato tutti, ma i cellulari erano spenti. Tutto questo aspetto non è molto chiaro. Mi sarei aspettata che qualcuno mi dicesse cosa era successo prima che la polizia suonasse alla mia porta. Ma non è successo", ha dichiarato la mamma. Chi ha partecipato alla festa ha riconosciuto di aver fatto uso di hashish ("Ci siamo ammazzati di canne"), ma non di droghe pesanti. La Procura di Roma aprì un fascicolo contro ignoti, con l’ipotesi di morte come conseguenza di altro reato. Fu trovato il pusher che vendette della droga al giovane rapper, ma evidentemente quello sbagliato.