“Nessuno può essere costretto alla ‘gogna pubblica’, scuse video devono essere una scelta”

Se si insulta un vigile di Roma "non è prevista l'accettazione di somme di denaro al fine della riparazione del reato, ma è necessario pubblicare un video di scuse". Questo un passaggio di una lettera inviata a una cittadina romana, accusata di oltraggio a pubblico ufficiale, articolo 341 bis del codice penale. Secondo l'autore della lettera, il vicecomandante del Corpo Massimo Ancillotti, per scusarsi "è necessario" pubblicare un video di scuse su uno dei principali social network. "Dal punto di vista giuridico, sopratutto in ambito penale, c'è la possibilità di una condotta riparatoria da parte dell'imputato. Per alcune fattispecie è considerata dalla legge come elemento che concorre alla riparazione del reato", spiega il professor Nicola Brutti, docente di Diritto privato comparato dell'Università di Padova, che proprio sulle scuse riparatorie ha pubblicato uno studio edito da Giappichelli. Riparare l'offesa a un rappresentante della pubblica amministrazione con un video di scuse è quindi possibile. Ma, spiega Brutti, "da qui a configurare una condotta riparatoria come un'umiliazione pubblica il passo è ampio. Bisogna vedere se la parte accetta liberamente, non può in alcun modo essere costretta".
In secondo luogo, spiega il professore, "deve essere il giudice a decidere, non può essere la pubblica amministrazione a imporre il metodo di scuse. Può proporlo, ma non può vincolare la parte in causa e neanche il giudice, che comunque ha la sua libertà". Dopo un video di scuse, come quelli pubblicati ieri da diversi giornali, c'è l'estinzione del reato di oltraggio, in virtù di un accordo tra le parti con una condotta riparatoria. Tutto lecito. La signora che ha ricevuto la lettera, però, si è rifiutata di scusarsi con un video pubblico, affermando che scuse del genere sono molto più invasive rispetto a una lettera privata o inviata a un giornale. "Ricordiamo – spiega ancora Brutti – che non poteva pagare una multa pecuniaria e basta, perché in questi casi non basta il pagamento, sono importanti queste scuse formali. Il denaro è ritenuto solo parzialmente riparatorio". Ma secondo il professore la signora ha ragione: "Un conto è una lettera aperta e pubblicata, un conto è la ripresa in volto. Sono cose diverse".
"Possibile mantenere le scuse video, ma un cittadino deve potersi rifiutare"
L'accordo inizialmente stipulato tra i vigili urbani e l'amministrazione capitolina nel 2011, come ricorda la polizia locale, prevedeva la pubblicazione di scuse sul dorso locale di un quotidiano. Nel 2015 il comandante del Corpo introdusse la nuova modalità del video sui social network. "Ma la ripresa video – spiega Brutti – mette in gioco la persona ancora in modo più pressante, si rivela l'aspetto esteriore fisico della persona e si espone la persona a un'attività mimica e di recitazione che ha a che fare con la propria immagine. Significa esporsi a giudizio pubblico con la propria immagine. Un po' come quando si impone di scrivere rettifiche sulla propria home page, che non è la stessa cosa di scriverlo su un altro sito. La nostra home page fa parte della nostra identità, quanto più ci si avvicina a questo nucleo personale tanto più è invasa la sfera personale".
La signora che ha ricevuto la lettera ha chiesto di valutare gli estremi di una possibile estorsione nei suoi confronti da parte del Corpo dei vigili. "Potrebbe essere forse eccessivo, forzato, però presentare questo tipo di condotta come dovuta può ingenerare confusione e comportamenti non pienamente consapevoli in soggetti più deboli rispetto alla pubblica amministrazione e che invece dovrebbero essere garantiti. Questa proposta potrebbe essere addirittura essere mantenuta, ma in forme tali da garantire una piena informazione, Cioè evidenziando che si tratta di una richiesta, non di un obbligo giuridico per un soggetto. Queste scuse, presentate per lettera o per video, non sono un obbligo giuridico. Questo è importante fare capire. La legge non prevede ‘gogne mediatiche'. ci deve essere libertà di scelta".