Una proposta di legge di iniziativa popolare per permettere ai motociclisti di scaricare dalle tasse i soldi spesi per i giubbotti airbag e renderli accessibili a tutti. È l'idea lanciata da Graziella Viviano, la mamma di Elena Aubry, morta il 6 maggio di un anno fa in un incidente stradale sulla via Osiense a Ostia, Roma. "Mentre si pensa a come e quando sistemare le strade, le persone continuano a morire – ha detto mamma Graziella, contattata da Fanpage.t – il mio obiettivo è quello di salvare vite, dopo aver perso mia figlia". Secondo un`analisi costi benefici, infatti, allo Stato italiano costano molto di più i morti sulla strada che gli interventi volti a salvaguardare la vita delle persone, come in questo caso. Si tratta di dispositivi di sicurezza che costano da un minimo di 500 fino a oltre 700 euro, che si gonfiano prima dell'impatto con il suolo, proteggendo testa, schiena e organi vitali. "Non chiedo che diventino obbligatori per tutti ma nel momento in cui un motociclista voglia proteggersi con questo dispositivo, deve poterselo permettere".

Proposta di legge per i giubbotti salvamotociclisti

Ad accogliere l`iniziativa i Legal Riders, un gruppo di avvocati motociclisti di Foggia, che si sono offerti per sostenere la causa di Graziella dal punto di vista legale, a titolo volontario. In nove stanno lavorando per preparare una bozza che ogni associazione di motociclisti porterà poi nelle piazze di tutta Italia per la raccolta firme da presentare allo Stato. Si tratta solo dell`ultima battaglia per la sicurezza stradale dietro alla bandiera di Elena, sotto alla quale ormai da mesi si sono riunite 240 associazioni.

Elena Aubry e la battaglia per la sicurezza stradale

Mamma Elena ha iniziato a sensibilizzare le persone e a richiamare l`attenzione dello Stato sul tema della sicurezza stradale, segnando le buche sull'asfalto con la vernice spray, ottenendo un incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli per un decreto sulle barriere salvamotociclisti che prevede l`installazione di dispositivi sui guardrail delle strade più pericolose, poi approvato dalla Commissione europea lo scorso febbraio.