La certezza ancora non c'è, ora tocca agli storici scoprire se quelle armi furono proprio della guerriglia partigiana che si era radicata anche nel quartiere di Montesacro durante l'occupazione nazifascista di Roma. Ma tutto fa pensare che i fucili, le bombe a mano e i mitragliatori spuntati fuori da un'intercapedine durante i lavori di ristrutturazione di una palazzina in via Cimone, appartenessero a membri della Resistenza. Una Santa Barbara dimenticata, armi mai recuperate forse a causa della cattura e della morte di chi le aveva nascoste. Tra caricatori e proiettili anche i famigerati chiodi a quattro punte usati per il sabotaggio.

L'arsenale, dopo decenni di abbandono ormai inservibile e in pessimo stato di conservazione, era composta da "una bomba a mano, 2 fucili moschetto privi di matricola e di otturatore, 5 mitragliatori privi di matricola e di otturatore, 70 proiettili di diverso calibro, 2 caricatori vuoti e 2 calcioli di fucili mitragliatori". La ditta di ristrutturazione quando ha visto le armi spuntare fuori dai calcinacci ha chiesto l'intervento dei carabinieri della Stazione di Città Giardino. I militari sono così giunti sul luogo sequestrando le armi che erano nascoste in un’intercapedine, murata da molti decenni, dove era nascosto l’intero “arsenale”, ormai in pessimo stato di conservazione.

A Montesacro la resistenza vide come protagonisti un gruppo di giovanissimi riunitisi attorno alle figura di Ferdinando Agnini e Orlando Orlandi Posti, fondatori dell'Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana, che stampava anche un giornale ‘La nostra lotta', redatto con gruppi operai e comunisti sempre nella zona di Montesacro. Entrambi furono catturati e trucidati alle Fosse Ardeatine a 19 e 20 anni. Chissà se proprio quelle armi facevano parte di quelle raccolte da quella Resistenza fatta di giovanissimi studenti.