Deborah Sciacquatori
in foto: Deborah Sciacquatori

Un solo grazie Deborah Sciacquatori si è sentita di rivolgere al papà Lorenzo. "L'unica cosa per la quale esprimo riconoscenza è l'avermi trasmesso la passione per il pugilato", ha detto la 19enne agli inquirenti, così come riferito dal procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, nel corso della conferenza stampa di questa mattina. Il padre, ex pugile di 41 anni, è stato ucciso dalla figlia dopo l'ennesima violenza all'interno delle mura di casa. Episodi per cui già l'uomo era stato denunciato tra il settembre del 2014 e il marzo del 2015. Accuse di maltrattamenti in famiglia, aggressione a pubblico ufficiale e violenza a persone terze che gli costarono il carcere, ma anche dopo la condanna le aggressioni, soprattutto nei confronti della compagna Antonia, sua coetanea, non si sono interrotte. Alle 4.50 di domenica mattina Lorenzo Sciacquatori è rientrato nell'appartamento di famiglia in via Aldo Moro a Monterotondo. Era ubriaco, come al solito, dopo una notte passata fuori casa. Ha preso a calci e a pugni la porta, una scena che i vicini di casa hanno riferito di aver visto tante volte. "Mi devi andare a comprare da bere", ha gridato alla moglie. Lei è uscita, ma quando è rientrata ha trovato la figlia chiusa in camera insieme alla nonna per scappare ai pugni e agli schiaffi del papà. Lui le ha inseguite e prima ha strattonato la nonna di Deborah, poi la mamma mettendole il braccio intorno al collo. La 19enne ha impugnato il coltello e ha ferito il padre: "Papà smettila, non fare niente", lo ha implorato prima di sferrare il colpo che si è rivelato fatale.

I pm: "Madre e figlia subivano continue violenze"

Per i pm, che hanno chiesto e ottenuto la scarcerazione di Deborah, il "grave fatto di sangue si colloca in un contesto di una aggressione della vittima nei confronti delle donne della famiglia, aggressione che deve essere contestualizzata nel più ampio quadro di maltrattamenti subiti da anni dalla giovane arrestata, dalla madre e dalla nonna paterna". Secondo gli inquirenti il gesto della 19enne si può "qualificare allo stato, salvo ogni altra valutazione ed approfondimento investigativo, sulla sussistenza di una condotta scriminata dalla legittima difesa, come un episodio di eccesso colposo. Anche alla luce della personalità della ragazza, non si ritengono sussistenti le esigenze cautelari, ed in particolare quelle di reiterazione del reato, essendosi trattato di un episodio chiaramente è determinato da un contesto familiare difficilmente replicabile".