La copertina del libro ’Mio figlio Marco"
in foto: La copertina del libro ’Mio figlio Marco"

"Mio figlio Marco: la verità sul caso Vannini": si intitola così il libro della mamma di Marco, Marina Conte, curato dallo scrittore Mauro Valentini e in uscita a luglio per Armando Editore. Tutto il ricavato dalla vendita verrà devoluto ai comuni di Cerveteri e Ladispoli per attività in ricordo del 20enne ucciso da un colpo di pistola sparato dal papà della sua fidanzata, Antonio Ciontoli. Scrive Valentini: "Un libro nato da un incontro. Quello con mamma Marina. Un libro che Marina e Valerio hanno voluto pieno di vita e della loro vita, quella con Marco e poi quella senza di lui, per chiedere Giustizia. Mi sono messo al servizio di Marco e, insieme alla incredibili vicenda giudiziaria ho voluto raccontare la storia della famiglia Vannini e di quel ragazzo che un maledetto colpo di pistola ha ucciso in una misteriosa notte di maggio. Abbiamo portato risposte, abbiamo fatto domande. Lo abbiamo fatto per Marco".

Caso Vannini, l'8 luglio comincerà il nuovo processo d'appello

Sono passati cinque anni dalla morte di Marco Vannini e il prossimo 8 luglio comincerà il nuovo processo d'appello. La corte di Cassazione ha infatti annullato la sentenza di secondo grado e ha disposto un nuovo procedimento. Antonio Ciontoli in primo grado fu condannato per omicidio volontario, ma in secondo grado i giudici decisero di condannarlo per omicidio colposo a cinque anni di reclusione. Fra meno di venti giorni comincerà un nuovo processo e oltre al capofamiglia finiranno davanti alla corte, ancora una volta, anche la moglie Maria, i figli Federico e Martina.

Le motivazioni della Cassazione: "Vannini morì per il ritardo nei soccorsi"

I giudici della corte Suprema hanno scritto nelle motivazioni della sentenza che la morte di Marco fu conseguenza delle "lesioni causate dal colpo di pistola" sparato da Ciontoli, ma anche e soprattutto per via della "mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l'effetto infausto".  In questo senso Ciontoli mise in atto una "condotta omissiva nel segmento successivo all'esplosione di un colpo di pistola, ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli, che, dopo il ferimento colposo, rimase inerte, quindi disse il falso ostacolando i soccorsi".