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Minacce di morte e ritorsioni alle famiglie: sgominata banda di pusher a Colleferro

Dodici persone sono state arrestate questa mattina e sono accusate, a vario titolo e in concorso tra loro, di aver detenuto e spacciato cocaina e hashish soprattutto nel comune di Colleferro, provincia di Roma, e di aver portato a compimento numerose estorsioni per recuperare i crediti maturati per la vendita della droga.
A cura di Enrico Tata
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Ha dovuto consegnare soldi, denaro e gioielli per un valore di circa 100mila euro sotto minaccia di morte e di pesanti ritorsioni nei confronti della famiglia. È accaduto a un quarantenne di Colleferro che doveva ripagare i debiti per l’acquisto di droga. L’indagine dei carabinieri è partita proprio da questa storia e ha portato all’arresto, questa mattina, di 12 persone, ora in custodia cautelare, accusate, a vario titolo e in concorso tra loro, di aver detenuto e spacciato cocaina e hashish soprattutto nel comune di Colleferro, provincia di Roma, e di aver portato a compimento numerose estorsioni per recuperare i crediti maturati per la vendita della droga. Secondo le indagini dei carabinieri, uno dei pusher, con l'aiuto di un suo «cliente» conoscitore di arti marziali, ha costretto numerosi piccoli e medi imprenditori della zona a consegnare somme di denaro, fino a tremila euro, minacciando la loro incolumità e l'esercizio delle loro attività imprenditoriali.

Sette persone sono state portate in carcere, quattro sono state sottoposte agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e una all'obbligo di firma. I provvedimenti sono scaturiti a conclusione di una complessa attività investigativa avviata verso la fine dell'anno 2013, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Velletri. I carabinieri hanno scoperto due distinti sodalizi criminali con base logistica nei comuni di Colleferro e Valmontone, e che operavano nella zona sud della provincia di Roma e in quelli della parte nord della provincia di Frosinone. È stato anche individuato il canale di approvvigionamento nella Provincia di Caserta, tramite due «grossisti». Uno di loro è indicato come legato ad esponenti di organizzazioni criminali camorristiche.

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