Manuel Bortuzzo presenta il suo libro ’Rinascere’
in foto: Manuel Bortuzzo presenta il suo libro ’Rinascere’

Manuel Bortuzzo ha scritto un libro dal titolo ‘Rinascere', edito da Rizzoli. Il nuotatore ventenne rimasto vittima di una sparatoria avvenuta lo scorso febbraio nel quartiere Axa a Roma si racconta ai microfoni di Fanpage.it. Un viaggio nel suo percorso di riabilitazione, nei suoi progressi e nei suoi obiettivi futuri, dopo la lesione midollare completa provocata dal proiettile che lo ha ferito gravemente e che per soli dodici millimetri non lo ha ucciso.

Com'è nata l'idea del libro e perché la scelta del titolo ‘Rinascere?'

Rinascere racchiude tutto ciò che mi è successo dalla notte in cui sono stato raggiunto da un colpo di pistola, ma anche ciò che ho vissuto prima, una sorta di ‘rinascita' che va avanti da un po' di anni. Significa saper uscire da una disgrazia con il sorriso, ma anche saper andare avanti nella quotidianità quando ci si trova davanti ad un problema. Vorrei dar voce a tutte quelle persone che si trovano nella mia stessa situazione e che avrebbero qualcosa di dire ma che non hanno voce per farlo. Che sono un ragazzo normale a cui è successa questa cosa e che ha imparato a guardare avanti, con il sorriso.

Come procede la riabilitazione, quali progressi hai fatto?

La mia riabilitazione è composta da più aspetti, sia allenamento in acqua, in palestra ed esercizio a casa, insieme al mio fisioterapista, con il quale ci divertiamo passiamo ore a fare molta fatica a tirar fuori qualche movimento. Spesso mi incazzo perché sono uno che vuole fare tutto e subito, lui mi dice ‘Inutile, stiamo già facendo l'impossibile'. È faticoso, ma qualcosa abbiamo tirato fuori.

Com'è cambiata la tua vita dalla notte dello sparo, come stai affrontando la disabilità? 

Vivo serenamente, la mia quotidianità è cambiata a livello pratico, ma la vicenda in cui sono rimasto coinvolto mi ha fatto capire tantissime cose di me stesso, mi ha dato modo di riflettere e mi ha aiutato a ritrovarmi. Nel mio libro parlo molto del tema della disabilità e di come sia importante l'abbattimento delle barriere architettoniche, specialmente in una città come Roma. Un disabile non ha niente di meno di una persona normodotata, deve potersi vivere tutto, senza pensare a cosa può o non può fare.

Cosa ne pensi delle armi che circolano per Roma, anche in mano a giovanissimi. Pensi che sia una città pericolosa dopo i fatti in cui sei rimasto coinvolto?

Roma è una città pericolosa come qualsiasi altra, secondo me. Il problema sono le armi date alle persone sbagliate, non l'arma in sé, che è stata creata per essere utilizzata in modo giusto quando serve e ti parla uno appassionato di armi che non ho mai pensato che una pistola sarebbe stata la sua rovina. Bisognerebbe farle sparire dalle mani di chi le usa come un giocattolo e non si accorge della gravità della cosa.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri? Tra questi ci sono le paralimpiadi di Tokyo 2020? Quale gara ti piacerebbe preparare?

Il mio primo obiettivo adesso è star bene, prima del ferimento non davo peso a questa cosa, ma adesso la mia priorità è godermi tutto sempre al massimo senza perdere tempo. Per quanto riguarda gli obiettivi sportivi a breve tornerò ad allenarmi con la mia vecchia squadra, entrerò in acqua con modalità diversa. Ora è il momento di fare sul serio e i miei compagni saranno ben propensi a darmi il loro appoggio. Per quanto riguarda le paralimpiadi non lo so, devo fare i tempi giusti e preparami, c'è un grande lavoro dietro, vedremo. Però a pensarci ora, dopo anni di competizioni lunghe con la specialità dei 1500 metri stile libero, preparerei una gara corta, magari i 100 metri.