Salvatore Buzzi rimane in carcere. I legali del ras delle cooperative al centro dell'inchiesta Mondo di Mezzo, avevano presentato istanza di scarcerazione dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha fatto decadere l'accusa di associazione mafiosa per tutti gli imputati, ribaltando la sentenza di secondo grado. La Corte d'Appello di Roma ha però rigettato la richiesta presentata dai difensori di Buzzi, negandogli la scarcerazione. "La motivazione del rigetto è che Buzzi potrebbe reiterare la corruzione con la nuova classe dirigente. Evidentemente la Corte d'Appello ritiene incredibilmente che la nuova classe politica possa farsi corrompere, essendo la corruzione un tipico reato bilaterale". Lo hanno detto gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, legali di Salvatore Buzzi. Il ras delle cooperative è in attesa di un nuovo processo per ridefinire le pene e ridiscutere di alcuni reati: per ora aspetterà in carcere. Secondo la sentenza del 22 ottobre scorso, infatti, quella del Mondo di Mezzo non era mafia. Buzzi e Carminati avrebbero messo in piedi non un'organizzazione mafiosa, ma due gruppi criminali che poco avevano a che vedere l'uno con l'altro. La condanna al 416 bis è stata quindi annullata, ma Buzzi resta in carcere.

"Non è mafia, ma il malcostume di questo paese"

"Non è mafia, ma il malcostume di questo Paese". Questa la tesi difensiva presentata in aula dai difensori di Salvatore Buzzi. "È un fenomeno talmente comune che pervade tutti. Se non è Mafia da altre parti non lo è nemmeno in questo caso". Stessa linea per i legali di Massimo Carminati, secondo cui la fama criminale dell'organizzazione dipenderebbe esclusivamente dal "curriculum" del loro cliente: "E una mafia di un singolo non esiste".

Processo Mondo di Mezzo, otto indagati portati in carcere

I giudici della Corte di Cassazione hanno ribaltato il verdetto della Corte d'Appello riconoscendo l'esistenza di due distinte organizzazioni criminali: una con a capo Salvatore Buzzi, l'altra con a capo Massimo Carminati. Nessuna delle due sarebbe un'organizzazione mafiosa, ma "solo" una banda di criminali dedita a corrompere dirigenti pubblici e politici per pilotare nomine e appalti. Dopo la sentenza definitiva, otto indagati illustri sono stati portati in carcere: si tratta di Mirko Coratti, Giordano Tredicine, Andrea Tassone, Claudio Turella, Sandro Coltellacci, Franco Figurelli e Guido Magrini.