È stato condannato dalla Corte d'Appello a un anno di reclusione (con pena sospesa) Maurizio Venafro, l'ex capo di Gabinetto del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. La sentenza è stata emessa nell'ambito di uno stralcio della maxi inchiesta ‘Mondo di Mezzo‘ – anche nota come Mafia Capitale – nel quale Venafro era indagato per turbativa d'asta in merito alla gara per il Centro unico di prenotazione (Cup) della sanità del Lazio nel 2014. Dovrà anche pagare 500 euro di multa ed è stato interdetto dal trattare con la pubblica amministrazione per un anno, ossia il periodo di durata della pena che gli è stata commutata. Maurizio Venafro era stato assolto in primo grado, ma la sentenza della Corte d'Appello ha ribaltato il giudizio. Oltre a Venafro, è stata confermata anche la condanna di primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione per Mario Monge, il dirigente della cooperativa Sol.Co, riconosciuto invece responsabile di turbativa d'asta.

Mafia Capitale, Maurizio Venafro condannato per turbativa d'asta

Appena saputo di essere indagato nella maxi inchiesta ‘Mondo di Mezzo', Maurizio Venafro ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Che, però, si è sempre detto convinto della trasparenza dell'operato del suo ex capo di Gabinetto. Secondo quanto riportato dall'accusa, Venafro "avrebbe concorso a indirizzare l’aggiudicazione dell’appalto in un’ottica di spartizione tra cooperative vicine ad ambienti di destra e di sinistra". Assolto in primo grado per non aver commesso il fatto, è stato condannato in appello a un anno di reclusione. "Il dottor Venafro è una persona che stimo, che ha grandi capacità, una persona onesta e trasparente e che ringrazio per il lavoro svoltoaveva detto Zingaretti una volta appreso dell'indagine – Non fa parte e non ha mai fatto parte di nessuna commissione di assegnazione di gara, e tanto meno di quella del Cup. Nel ruolo da lui ricoperto, fino a ieri, non aveva potere e competenze sulla nomina dei membri di commissione".