Per un ipotetico debito nei confronti dell'Inps di poco più di 3mila euro (3.284 euro per la precisione) la Cooperativa Capodarco, che ora è stata rinominata aCapo, fu esclusa dalla Regione Lazio da tutte le gare a cui aveva partecipato. Quella della gestione del Recup, il servizio di call center per la prenotazione delle visite mediche, quella di alcuni Cup, centro prenotazioni, delle singole asl della regione, e quella per il personale amministrativo della Asl Roma2. A causa di questa vicenda è stato messo a rischio il destino lavorativo di oltre mille persone, il 34 per cento delle quali disabili. Una sentenza del terza sezione Lavoro del Tribunale civile di Roma ha dichiarato inesistente il debito. "Siamo riusciti a dimostrare che era una pura invenzione dell'Inps. Termina finalmente una vicenda kafkiana che ha messo a rischio chiusura per una somma irrisoria e non dovuta una cooperativa di più di 1.100 dipendenti che versa ogni anno 2 milioni di euro di contributi. L’emissione del Durc irregolare per un debito inesistente ha causato l’esclusione della Cooperativa da importantissime gare d’appalto. Parliamo di commesse pubbliche e gare in corso per un totale di 145 milioni di euro, di cui 57 milioni già aggiudicati alla cooperativa", ha spiegato a Fanpage.it la presidente della cooperativa Roberta Ciancarelli.

A rischio i lavoratori del Recup della Regione Lazio

La Capodarco aveva partecipato negli ultimi anni a diverse gare bandite dalla Regione Lazio. Come detto una, di cui risultava vincitrice, riguardava il Re-cup e altre riguardavano i cup delle singole asl. In questo caso la cooperativa era arrivata su alcuni lotti terza e su altri seconda, ma l'emissione del durc negativo da parte di Inps, spiega Ciancarelli, "aveva fatto si che la Regione ci escludesse sia per le gare non aggiudicate, per cui avevamo fatto tra l'altro ricorso al tar, che per quella aggiudicata, cioè quella del Recup". In seguito alla sentenza, sostiene la presidente, "le strutture appaltanti avrebbero dovuto già revocare l'esclusione dalle gare con un provvedimento, cosa che ad oggi ancora non è avvenuta e questo è molto grave".

Una terza gara a cui aveva partecipato la Capodarco era quella per il personale amministrativo della Asl Roma 2. "Noi ci eravamo aggiudicati quattro lotti su cinque. Abbiamo detto alla direzione generale della Asl e alla Regione di aspettare a procedere con un cambio appalto, visto che era pendente (sentenza prevista fra venti giorni) il ricorso al Consiglio di Stato e al tribunale civile (la sentenza di pochi giorni fa. Ma non hanno voluto attendere e si è proceduto a un cambio appalto". La gara è stata aggiudicata a un'altra cooperativa, più piccola, che ha riassorbito circa 250 lavoratori della Capodarco, ma ha tagliato loro, spiega Ciancarelli, il 10 per cento dello stipendio e delle ore lavorate. "Questa cooperativa ad oggi non possiede neanche i requisiti economici per sostenere la parte finanziaria. E quei lavoratori sono in ritardo nel percepire lo stipendio perché questa cooperativa, piccolina, non ce la fa". In generale questa vicenda, sostiene la presidente di aCapo, mette in luce la comunicazione errata tra stazioni appaltanti e cooperative: "Sia la regione che la Asl che l'Inps avrebbero dovuto metterci a corrente che ci stava un'anomalia sul durc e invece l'abbiamo saputo solo con le delibere di revoca delle gare".