La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo ha sospeso con una misura di emergenza lo sgombero, che era previsto per oggi, del Camping River, il campo nomadi che si trova tra Settebagni e Prima Porta. Almeno fino al 27 luglio l'insediamento che Virginia Raggi vorrebbe chiudere definitivamente non potrà essere sgomberato. La Corte ha chiesto al Campidoglio di indicare soluzioni alternative per gli abitanti e il Comune ha risposto che a breve produrrà tutta la documentazione richiesta in cui, spiega Roma Capitale, "si certificano le numerose e reiterate offerte alloggiative, di inclusione abitativa e lavorativa, fatte a tutti gli abitanti".

La decisione della Corte, spiega l'Associazione 21 luglio, è arrivata in seguito al ricorso sollevato da tre abitanti del campo. Le tre persone rom ricorrenti, fa sapere l'associazione, hanno vissuto per alcuni anni nell'insediamento di Camping River in cui attualmente risiedono circa 300 persone, esclusivamente rom, "segregate su base etnica e i cui diritti umani sono stati ripetutamente violati dalle istituzioni capitoline nelle diverse azioni previste dal ‘Piano rom'". La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo può indicare ‘misure ad interim' in casi di emergenze, in modo da fermare un ‘rischio imminente di danno irreparabile'. Sempre più di frequentemente, riceve richieste di adozione di misure per fermare sgomberi, ma si limita a farlo solo in particolari circostanze. Vittime di violazioni di diritti umani possono rivolgersi alla Corte Europea solo se non dispongono di mezzi efficaci per fare ricorso davanti ai Tribunali nazionali. I tre autori dell'azione hanno, con successo, dimostrato che i Tribunali italiani, visto il brevissimo tempo concesso, non hanno fornito loro mezzi efficaci per fronteggiare il rischio dello sgombero.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, "il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia deciso di intervenire in modo così eccezionale dimostra quanto la situazione romana sia assolutamente fuori controllo. Oggi viene certificato come il “Piano rom” della città di Roma calpesta gli impegni assunti dall’Italia a livello europeo a fine di garantire un trattamento egualitario dei rom. Ma tutto ciò non basta! Da una parte è urgente promuovere nuove consultazioni con gli abitanti dell’insediamento, dall’altra è importante conoscere i nomi degli esecutori di un “Piano” irrealistico, scellerato, costoso e lesivo dei diritti umani. Chiediamo alla sindaca di individuare e punire i responsabili delle diverse azioni che negli ultimi mesi si sono succedute a Camping River e cha hanno portato ad una violazione sistematica dei diritti fondamentali delle famiglie residenti. Chi ha sbagliato – conclude – è giusto che paghi. Dare la colpa della mancata inclusione ai rom, come fatto anche in questo caso, è un atto scorretto e ingiusto".