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La Corte dei Conti: “Corruzione, un morbo pernicioso. Nel Lazio vale oltre un miliardo”

“Mafia Capitale, segno del degrado civile”. Così il Procuratore Regionale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele De Dominicis in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015.
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“Non possiamo non esprimere stupore e preoccupazione per il diffondersi del morbo pernicioso della corruzione che, secondo i primi referti degli investigatori, avrebbe un’estensione vasta e sistemica a Roma e nel Lazio, raggiungendo la somma presuntiva da capogiro di un miliardo e trecento milioni”. Numeri che fanno paura. Li ha rivelati questa mattina il Procuratore Regionale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele De Dominicis in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2015. Cifre di un “degrado civile” evidenziato ancora di più dall’inchiesta su Mafia Capitale la quale, “al di là delle responsabilità personali, penali e amministrative, ascrivibili a politici e funzionari, rappresenta, purtroppo, il segno dell'invadenza delle associazioni criminali entro le strutture amministrative della Repubblica”, ha detto ancora De Dominicis.

Per ora la risposta giudiziaria sull’inchiesta sul “Mondo di mezzo” di Massimo Carminati “è limitata al vulnus erariale, con l'apertura di sei inchieste, tutte rigorosamente delimitate per materia o per ambiti sezionali, evitando la formazione di un'unica macro indagine, di non facile conduzione processuale”. Ma successivamente, ha aggiunto De Dominicis, “il profilo più amaro delle istruttorie verrà, certamente, riservato al capitolo sul danno all'immagine che si aprirà, come stabilisce la legge, – ha spiegato- a seguito delle eventuali condanne penali per gli illeciti perpetrati in pregiudizio della cosa pubblica”.

La Corte dei Conti del Lazio ha emesso nel 2014 sentenze di condanna per oltre 80 milioni di euro, a fronte di entrate provenienti dal bilancio dello Stato di poco superiore ai 268 milioni di euro. In pratica “un’istituzione a costo zero”. Lo ha detto il presidente della Corte del Lazio Ivan De Musso nella sua relazione.

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