"Mi sono fidata, per noi è normale. E invece mi ha stuprata. Quando ho capito che voleva violentarmi e che non avevo scampo, ho avuto paura di morire". La studentessa finlandese di 22 anni, che lo scorso settembre è stata stuprata da un giovane lavapiatti bengalese a poche centinaia di metri dalla stazione Termini di Roma, ripercorre davanti ai giudici, passo per passo, quei terribili minuti di fine estate. Ieri, nel corso della prima udienza del rito abbreviato, gli inquirenti hanno chiesto una condanna a quattro anni e quattro mesi per il 23enne responsabile della violenza. Lo sconto della pena previsto per il rito abbreviato ha portato la richiesta dei pm dagli iniziali 6 anni e mezzo ai quattro finali.

La ricostruzione della ragazza: "Mi sono fidata e mi ha stuprato"

L'incubo per la giovane finlandese, a Roma per una breve vacanza studio, comincia lo scorso sabato 9 settembre a notte fonda. Insieme ad alcune amiche va a ballare allo Yellow Bar, il locale dell'ostello ‘The Yellow' di via Palestro, pochi passi dalla stazione Termini. Finita la serata, deve ritornare a casa, che si trova nei pressi di Castel Gandolfo. Un lavapiatti che lavora poco lontano le si avvicina e le propone un passaggio. In realtà non ha neanche la patente. "Non lo avevo mai visto. Avevo bevuto alcolici, ma mi sentivo in grado di riconoscere il pericolo. Ho chiesto al ragazzo se era in grado di riaccompagnarmi a casa e lui mi ha assicurato che lo avrebbe fatto. Ho quindi ho detto alla mia amica che mi sentivo tranquilla ad andare con lui. Ci siamo allontanati a piedi. Mi ha detto che l'auto era parcheggiata nelle vicinanze. Arrivate ad un auto mi ha detto che voleva essere baciato per essere riaccompagnato. Gli ho detto no. Ha insistito. Ho accettato, ma solo quello. Poi ho capito di non avere scampo". Il ragazzo la nasconde dietro un autobus, prende una pietra e la minaccia, poi la violenta. Un residente sente delle urla, si affaccia alla finestra e vede la scena minacciando di chiamare le forze dell'ordine. Il 23enne, riconosciuto grazie ai testimoni, alla stessa ragazza e alle riprese delle telecamere di sicurezza, si è sempre difeso: "Era un rapporto consenziente, ma avevo bevuto, ero ubriaco, non mi ricordo niente".