Minacce, insulti, appostamenti alla fermata dell'autobus, chiamate e messaggi a tutte le ore fino ad arrivare anche a schiaffi e spintoni. Una storia di violenza e bullismo che ha segnato nel profondo la vita di un'adolescente. La vittima di questa persecuzione la chiameremo Angela, oggi ha 20 anni ed ha deciso di vivere lontano dall'Italia, ma non vuole dirci dove. "Ho paura che mi trovi anche qui, ho cambiato taglio e anche colore dei capelli".

Angela conosce Christian tra i banchi di scuola di un liceo di Anzio e tra i due nasce un'amicizia. "Tutti lo prendevano in giro in classe, si dichiarava come ragazzo omosessuale e per questo era discriminato. Io invece decisi di conoscerlo" ci racconta la giovane. I due stringono velocemente un legame fatto di pranzi insieme e uscite il sabato sera. Angela, spinta dal coetaneo, inizia a marinare la scuola con lui sempre più spesso. A novembre 2013, dopo aver saltato scuola insieme, decidono di trascorrere la mattinata a casa di lui. "Ho iniziato ad aprirmi, mi fidavo di questo ragazzo che sembrava così gentile. Gli ho raccontato che mi piaceva un ragazzo ma non avevo il coraggio di dichiararmi. Lui mi rispose che ero bellissima e non avevo nulla di cui preoccuparmi, ma per giudicarmi meglio doveva vedermi in intimo". Christian era un amico per la giovane 16enne e perdipiù omosessuale, perciò non notò la malizia e il pericolo in questa richiesta e si spoglia.

L'amico gentile non perde tempo e nel giro di pochi secondi è già addosso a lei, cercando in tutti i modi di baciarla e accarezzarla. Lei all'inizio ricambia il bacio ma subito dopo si irrigidisce. "Non ce la facevo, mi aveva preso alla sprovvista ma non mi piaceva. Era un amico per me". Christian le molla uno schiaffo per farla stare zitta, le blocca i polsi con forza e la violenta. "Adesso te ne puoi andare" le grida dopo aver consumato il rapporto. Angela scappa da quella casa degli orrori ma non ha il coraggio di denunciarlo o confidare alla madre cosa le era successo.

Da quel giorno è iniziato il suo interminabile incubo. "In classe mi diceva che ero una puttana e si vantava di avermi portato a letto" ricorda Angela. Gli insulti con il passare del tempo diventano sempre più pesanti, il giovane prendere l'autobus alla sua stessa fermata per importunarla e arriverà anche a metterle le mani addosso.

In quattro anni Angela e sua madre hanno prodotto più di venti denunce verso Christian, che dal canto suo continuava a perseguitare la giovane diventando sempre più pericoloso. "Se mi mandi un'altra denuncia ti ammazzo" le scriveva per sms. "Ho cambiato scuola, numero di telefono ma non è bastato. Lui continuava a trovarmi per riempirmi di insulti e minacciarmi. Era un incubo senza fine". La storia di Angela si conclude con una fuga dall'Italia. Insieme alla madre, stanca di inviare denunce senza avere nessun risultato, decide di partire per cambiare vita e lasciarsi Christian alle spalle. Oggi si è iscritta all'università, ha ritrovato la serenità perduta ma per voltare completamente pagina ha sentito il bisogno di raccontare la sua storia. Abbiamo parlato con lei via Skype ed ascoltato il suo passato, raccontato tutto d'un fiato e con la voce un po' tremula. Angela infine ci tiene a lanciare un messaggio, anche se lei è dovuta fuggire e nessuno ha fermato Christian dopo le sue denunce. "Non rimanere in silenzio, denunciate e non arrendetevi perché il silenzio prima o poi uccide".