Cengiz Ünder, il 22enne centrocampista della Roma e della nazionale turca, torna a far parlare di sé per le sue posizioni politiche. Con un tweet ha diffuso la foto mentre fa il saluto militare in campo con la maglia della squadra giallorossa. La foto risale al 2 febbraio del 2018 –  la Roma giocava contro il Benevento – quando il giocatore aveva esultato così. Un gesto molto diffuso tra i giocatori turchi, soprattutto all'estero, per dimostrare il loro appoggio al presidente turco Erdoğan e alle sue posizioni nazionaliste.

E proprio quando l'escalation militare della Turchia nel nord della Siria sembra inarrestabile,  Ünder ha deciso di riproporre il saluto militare sul campo di calcio. E non è l'unico giocatore turco che milita in serie A ad aver ribadito il suo appoggio pubblico ai bombardamenti, lo hanno fatto ad esempio anche il difensore turco della Juventus Merih Demiral e l'attaccante del Milano Hakan Çalhanoğlu.

C'è da dire che la maggior parte delle risposte al Tweet di Cengiz Ünder non sono proprio entusiaste al suo manifestare apertamente appoggio alle operazioni militari in corso. Tanti tifosi giallorossi gli stanno chiedendo di non usare la maglia della Roma per lanciare un simile messaggio. E ai suoi colleghi non sta andando molto meglio.

Proprio oggi la comunità curda a Roma promuove una manifestazione contro la nuova escalation militare che sta muovendo i primi passi in queste ore, e che vede contrapposti l'esercito turco e la coalizione militare a guida curda che controlla il Nord della Siria dopo averlo liberato dal controllo dell'Isis. L'appuntamento è alle 16.00 in piazza Indipendenza: "L'invasione della regione da parte delle forze turche, che prende il nome di Operazione "Primavera di Speranza", è iniziata e sta già creando le circostanze nelle quali l'ISIS potrebbe riorganizzarsi e commettere crimini contro l'umanità, diventando ancora una volta una minaccia per tutto il Medio Oriente, l'Europa e il mondo causando morte e distruzione indicibili e costringendo milioni di persone a fuggire dalle loro case e diventare rifugiati".