La Caldara di Manziana, in provincia di Roma, uno dei luoghi in cui è stato girato "Il Primo Re" di Matteo Rovere
in foto: La Caldara di Manziana, in provincia di Roma, uno dei luoghi in cui è stato girato "Il Primo Re" di Matteo Rovere

"Il Primo Re" di Matteo Rovere è stato girato in alcuni luoghi meravigliosi che si trovano nel Lazio, ma non riconoscibili a prima vista, camuffati da riprese suggestive che rendono la cornice del paesaggio circostante ancora più particolare. Resi così selvaggi e angusti nel film, sono in realtà posti da visitare e facilmente accessibili, un'occasione imperdibile per immergersi nella natura. Due di questi si trovano alle porte di Roma, a circa un'ora di macchina dalla Capitale. Sono il Bosco Macchina Grande e la Caldara di Manziana e il territorio di Canale Monterano. Altre riprese sono state fatte nel Viterbese e nel bosco di Foglino a Nettuno. Sono luoghi scelti perché monumenti della natura, dove l'occhio è in grado di spaziare libero e che sono in grado di ricoprire l'importante ruolo di assumere anch'essi le vesti di attori, rendendosi sfondo prezioso come territori antichi, testimoni della leggenda della fondazione di Roma nel 753 anni prima della nascita di Cristo. C'erano i boschi, le paludi, le rocce, i ruscelli e il fiume Tevere quando è nata la città che divenne poi il centro del Mondo. Quando vissero Romolo e Remo, nel film rispettivamente interpretati da Alessio Lapice e Alessandro Borghi, entrambi con una grande performance, ma il protagonista della serie di Suburra, nelle vesti del gemello cattivo spacca letteralmente lo schermo. Sono luoghi che ben si adattano alla violenza e alla crudità del film, interamente recitato in Protolatino.

"Il Primo Re" di Matteo Rovere: il legame tra luoghi naturali e popolazioni del tempo

Il legame che c’è tra gli ambienti naturali e le popolazioni del tempo, basato sulla necessità terrena della sopravvivenza, è così forte che coinvolge anche tutta la sfera spirituale e diventa elemento fondante delle religioni pagane dominanti. Anche la mitologia e i simboli chiave della leggenda della nascita di Roma non prescindono dalla natura, siano essi il fuoco sacro di Vesta, il fico ruminale, la lupa o il Tevere, per citare i più noti. Proprio il fiume e le zone paludose dove esso esonda sono la culla della storia e punto nevralgico in cui essa si articola. La natura è fonte di cibo e sopravvivenza, rifugio ma anche ostacolo da superare e piegare alle proprie esigenze.