Mercoledì 13 novembre, a 18 anni di distanza dall'omicidio di Serena Mollicone, si terrà l'udienza preliminare che potrebbe portare a processo la famiglia Mottola, l'ex maresciallo dei carabinieri Franco, la moglie e il figlio Marco, indagati tutti e tre per la morte della studentessa di Arce, uccisa nel 2001 in circostanze tuttora misteriose. "L'udienza di domani è un punto di partenza per la ricerca della verità. Sono un credente e sono convinto che Serena è sempre accanto a me e mi dà forza, mi dà fiducia, mi dà coraggio", ha dichiarato ai microfoni di Fanpage.it il papà di Serena. "Credo e penso che gup rinvierà tutti a giudizio perché la procura ha fatto un ottimo lavoro in questi anni. E il processo svelerà tutti i segreti e tutti i depistaggi e le storture che ci sono state in questi anni", ha detto ancora il signor Guglielmo.

L'arma si costituirà parte civile nell'eventuale processo contro i due carabinieri. Un "segnale molto positivo", per il papà di Serena. "Vuol dire che anche l'arma vuole buttare via le mele marce. Non si possono difendere persone che si sono macchiate di un delitto oppure che hanno taciuto per tanto tempo".

"La conferenza stampa dei Mottola, un autogol"

Tre giorni fa i legali della famiglia Mottola hanno convocato una conferenza stampa informare i presenti che ci sarebbero due persone che non sarebbero mai state prese in considerazione dagli investigatori e che non sono state mai sottoposte a rilevamento delle impronte digitali e ad altri test nell'ambito delle indagini sull'omicidio Mollicone. Quei nomi, hanno spiegato gli avvocati, sono stati segnalati alla procura di Cassino. "Si tratta di un autogol della difesa dei Mottola. Ci sono i luoghi adatti per poterne parlare. Farlo tre giorni prima significa scavalcare la legalità", ha commentato il papà di Serena.

Serena scomparve da Arce, provincia di Frosinone, il primo giugno del 2001. Fu ritrovata morta in un bosco, con i polsi legati.