L'assessore regionale alla Sanità del Lazio Alessio D'Amato è stato uno dei più critici sulla riapertura, a partire dal prossimo 3 giugno, degli spostamenti tra regioni. Ieri in Lombardia si sono contati 354 nuovi casi di contagio, un numero mai raggiunto nel Lazio neanche durante la Fase 1 dell'emergenza sanitaria, contro i 16 del Lazio di cui solo 3 a Roma. In un'intervista rilasciata al Messaggero l'esponente della giunta Zingaretti ha parlato senza mezzi termini di "pressioni e forzature" della politica per una riapertura completa anche delle regioni più colpite, a partire dal traffico ferroviario.

Roma e Milano sono le due più grandi metropoli del paese, dove ogni giorno prima del lockdown migliaia di persone facevano su e giù per incontri di affari e lavoro, sono due città legate a doppio filo proprio dal traffico ferroviario e aereo, da spostamenti che potrebbe essere difficili da tracciare e controllare. Per questo la Regione Lazio pensa a misure straordinarie di controllo nelle stazioni. Ma misurare la temperatura ai cittadini che scendono dai treni potrebbe non essere sufficiente, sia perché tra i contagiati ci sono gli asintomatici, sia per i tempi ormai noti di manifestazione dei primi sintomi.

Così non sarebbero escluse ipotesi più radicali, come la quarantena di due settimane per i cittadini che arrivano da Lombardia e Piemonte dove l'indice di contagio è ancora molto alto. Una possibilità che è tutta da verificare che sia prima di tutto legittima. La paura però c'è, inutile nasconderselo, delle conseguenze della riapertura degli spostamenti.

Soprattutto le istituzioni non vogliono vanificare il risultato della ‘battaglia di Roma', vinta evitando l'esplosione dell'epidemia nella capitale, possa essere messo a repentaglio da una riapertura totale che viene vissuta come un'imposizione del Governo, invece di procedure con aperture differenziate. Non è escluso che le regioni del Sud possano prendere provvedimenti simili, con un numero di contagi ormai pari o molto vicino allo zero. Rimane da capire cosa ne pensa il governatore e segretario del PD Nicola Zingaretti, la cui ultima parola sarà determinante, visto che finora il Lazio ha applicato quasi alla lettera le indicazioni del Governo senza mai discostarsi dalle decisioni prese a livello nazionali