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I Proiezionisti Anonimi: sui muri di Roma ironia e messaggi di solidarietà

Poesie, solidarietà e ironia sui muri di Roma. Sono i proiezionisti anonimi, un gruppo di amici di Colli Aniene che si sono dati da fare durante la quarantena inventando un modo per restare a casa senza rimanere isolati: “Lavorare assieme a questo progetto ci ha salvato dalla noia e dalla paura, ha restituito dignità alle nostre giornate”. E da una pagina Facebook l’idea è si moltiplicata in altri quartieri e città.
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A cura di Redazione Roma
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 Chi sono i proiezionisti anonimi?

Siamo tre amici nati e cresciuti nel quartiere Colli Aniene, periferia Est della Capitale, ognuno di noi nella vita si occupa di professioni differenti. Lavoriamo in tre diversi luoghi della città, ma ogni sera torniamo tutti in questo quartiere dove è iniziata anche la nostra quarantena. Siamo tutti e tre sempre stati attivi nel territorio e da quando è iniziato questo progetto tra di noi ci siamo soprannominati Batman, Robin e Catwoman. A rispondere a voi è Robin.

Come è nata l’idea?

Le proiezioni sono iniziate del tutto spontaneamente senza troppi ragionamenti e pensieri il 13 Marzo, la quarantena era stata proclamata già da alcuni giorni e sentivamo l’impossibilità di esprimerci come avremmo voluto, con la sensibilità e l’empatia che solo l’incontro nel mondo reale può garantire. Un messaggio dopo l’altro “ci vorrebbe un supereroe” e così abbiamo proiettato il logo di Batman, siamo poi passati a sfoghi del tipo “Mortacci vostra restate a casa” oppure al messaggio civico-romantico “Vuoi uscire a donare il sangue con me”. Solitamente sono cose che proviamo e che sentiamo, per la donazione del sangue abbiamo pensato fosse necessario rilanciarla, ma anche che fosse l’unico modo civicamente corretto per vedere qualcuno a cui si vuole bene, si ama, o che semplicemente si vorrebbe conoscere meglio o incontrare a una distanza di 1-2 metri. Poi abbiamo proseguito con la citazione di “Roma città aperta” in collaborazione con il Piccolo Cinema America, le poesie di “Er Pinto” del Trullo, la solidarietà alla città di Bergamo e alla Spagna, l’illustrazione di Francesco Poroli, il numero per la segnalazione di violenze sulle donne, nonché il messaggio sulle carceri in grande sofferenza per il rischio contagio.

 Un modo per stare distanti senza rimanere però isolati?

Certamente, abbiamo visto centinaia di dirette e iniziative sui social nei primi giorni di quarantena e questo ci ha impressionato. Questa nostra iniziativa nel suo piccolo ogni sera cerca di ricreare un rapporto con il mondo reale, il muro su cui proiettiamo, utilizzando la luce di un proiettore per oltrepassare i confini delle nostre case. Poi tutto viene rilanciato sui social, dove ha la sua grande cassa di risonanza e ringraziamo tutti quelli che ci stanno seguendo in queste settimane, ma c’è anche un pezzo del quartiere Colli Aniene che ogni sera dalla propria finestra vede fisicamente la proiezione. Il nostro proiettore si accende verso le 20.30 e si spegne a mezzanotte circa. Forse questo è l’aspetto che ci piace di più: una luce accesa da sicurezza e speranza. Siamo una comunità, non dobbiamo dimenticarlo. Non dobbiamo scordarci che i rapporti umani si creano nella realtà e non sui social. In tutte queste settimane naturalmente non ci siamo mai incontrati, neppure al supermercato, ma lavorare assieme a questo progetto ci ha salvato dalla noia e dalla paura, ha restituito dignità alle nostre giornate.

Solidarietà e un po’ d’ironia, informazioni utili a tutti. Cosa proietterete questa sera?

Proiettiamo i nostri sentimenti, non abbiamo un calendario, ci appuntiamo idee e proposte delle persone che ci seguono, è possibile anche inviarci un messaggio commentando questa foto il nostro proiettore è a disposizione di tutti. Ma essendo la proiezione anche un’espressione del nostro stato d’animo, di ciò che pensiamo rispetto alle notizie di cronaca, solitamente arriviamo alla sintesi della nostra frase pochi minuti prima che si accenda la luce del proiettore.

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