In Italia sono circa 130mila le persone con Hiv. Nel 2017 sono stati registrati più di 3mila nuovi casi e nei giovani, tra i 25 e i 29 anni, le infezioni aumentano, a causa soprattutto di rapporti non protetti. Si stima inoltre che tra le 12mila e le 18mila persone sono sieropositive senza saperlo, perché non hanno mai fatto il test. Questi sono i dati diffusi in occasione dell'ultima Giornata mondiale contro l’Aids il 1 dicembre 2018. Grandi numeri ma stabili, che mostrano quanto ancora ci sia da fare sotto il profilo della prevenzione e dell'informazione. Se un lato oggi grazie ai farmaci antiretrovirali e alla tempestività delle cure l'aspettativa di vita è quasi pari a quella di una persona sana, resta ancora difficile da abbattere lo stigma sociale nei confronti di chi ha contratto il virus dell’Hiv. Un pregiudizio trasversale nella nostra società, radicato in profondità, eredità dell'ondata di panico generatosi negli anni '80 dal diffondersi della malattia, e che nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione e informazione sul tema coinvolge ancora persone istruite e addirittura con una formazione scientifica.

Quando il dentista si rifiuta di curarti

Il nostro viaggio attraverso le discriminazioni subite dai pazienti con Hiv parte da una denuncia arrivata al Gay Help Line, il numero verde nazionale contro l’omotransfobia del Gay Center. Un giovane omosessuale (che preferisce non rivelare la sua identità) ha raccontato ai volontari dell'associazione Lgbtq di essere stato messo alla porta in uno studio medico privato di Roma dopo aver dichiarato la sua sieropositività. "Ogni anno oltre 20mila persone si rivolgono a noi chiamando il numero verde Gay Help Line 800 713 713 per chiederci aiuto e sostegno. Nel 10% dei casi, quindi circa 2-3mila persone ci segnalano episodi di discriminazione in quanto persone sieropositive" spiega Fabrizio Marrazzo portavoce del Gay Center. A partire da questa testimonianza siamo riusciti a documentare come un dentista metta alla porta una persona con l'Hiv, giustificandosi con frasi come: "Io sono un privato quindi posso fare come voglio in questo senso". Si tratta di uno studio dentistico a Roma, come ce ne sono tanti. Arriviamo in sala d'attesa e ci viene subito chiesto di compilare un'anagrafica e indicare eventuali patologie: scriviamo di avere l'Hiv. Dopo neanche una manciata di secondi l'odontoiatra esce dalla sua stanza sventolando il foglio che avevamo consegnato alla sua segretaria e ci chiede spiegazioni. "Hiv? Devo mandarla all'ospedale. Non posso fare niente senza analisi attuali della sua condizione". Tutta la conversazione si svolge in sala d'attesa senza concedere neanche la privacy di entrare nel suo studio.

Il Gay Center promette battagli . "Stiamo agendo sia presentando un esposto all'ordine dei medici e degli odontoiatri, sia andando a presentare un reclamo al garante della privacy che già si è occupato di questa materia", spiega Alessandro Cataldi, legale di Gay Help Line, citando un caso analogo di alcuni anni fa a Brescia, oggetto di un provvedimento del garante per la privacy. C'è inoltre un altro precedente giuridico noto sul tema dei dentisti e l'Hiv. Nel 2016 una donna di Mestre ha fatto un esposto all'Ordine dei medici nei confronti di un dentista che le aveva rifiutato le cure.

La legge 135/90 a tutela delle persone con HIV/AIDS

"Non siamo attrezzati per la tua condizione" oppure "posso metterti solo all'ultimo appuntamento per motivi igienici" e ancora "prova ad andare in ospedale, lì sono più attrezzati per i pazienti con Hiv". Frasi di questo tipo sono come delle pugnalate per chi combatte già con una malattia e tanti altri pregiudizi. Eppure una legge per tutelare i diritti delle persone con Hiv c'è e da più di 20 anni. La legge 135/90, nell’articolo cinque, tutela la privacy delle persone con HIV/AIDS prescrivendo riservatezza assoluta agli operatori sanitari che vengano a conoscenza dello stato sierologico di un/una paziente, vieta rilevazioni che possano comportare l’identificazione delle persone con HIV/AIDS, così come l’effettuazione di analisi volte ad accertare lo stato sierologico senza il consenso della persona interessata. Nello stesso articolo si sancisce infine che l’accertata infezione da HIV non possa essere in alcun modo motivo di discriminazione.

Quanti dentisti in Italia rifiutano i pazienti con Hiv

Quello documentato dalle nostre telecamere non è purtroppo un caso isolato. Basta infatti fare una breve ricerca su vari forum online per trovare tante testimonianze di persone che chiedono aiuto online su come comportarsi dopo essere stati rifiutati da uno studio dentistico. "Sul nostro portale di ascolto Lila Chat con una certa frequenza compare questa problematica e le persone segnalano di essere state rifiutate anche diverse volte e sono alla ricerca di aiuto e consigli" spiega Massimo Oldrini, presidente della  Lega italiana per la lotta contro l'Aids (Lila).

Anche al Telefono Verde Aids e IST – 800 861061 dell'Istituto Superiore di Sanità, (un servizio nazionale anonimo e gratuito attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 13 alle ore 18) impegnato da oltre 30 anni in interventi di prevenzione primaria e secondaria dell’infezione da HIV, dell’AIDS e delle IST, sono pervenute e continuano ad arrivare testimonianze di questo tipo. "L'odontoiatra deve operare utilizzando delle cautele sempre, costanti per ogni paziente dal momento che quest'ultimo potrebbe anche non essere a conoscenza di eventuali patologie infettive di cui è portatore. Dunque ogni soggetto dovrebbe essere trattato, in termini di sicurezza, come potenzialmente affetto da patologie anche molto più aggressive, dal punto di vista infettivo, dell'HIV – spiega il consulente legale del Telefono Verde Matteo Schwarz- Il sanitario non dovrebbe rilevare da un punto di vista dell'idoneità alle cure l'esistenza o meno di una patologia come l'Hiv, non ha ragione di esistere una discriminazione di questo tipo. Però succede, come è frequente la modalità di acquisire i dati sanitari non in un colloquio a due tra l'odontoiatra e il paziente, ma attraverso questi formulari che spesso sono somministrati in fase di accettazione".

La battaglia di Fernando Aiuti e quel bacio contro i pregiudizi

Scavando tra pregiudizi e discriminazioni non sembrano così lontano il 1991 quando Fernando Aiuti, medico pioniere nella lotta all'Aids, baciò la sua paziente Rosaria Iardino in risposta alle fake news che attribuivano allo scambio di saliva la possibilità di contrarre il temuto virus. L'immunologo è morto il 9 gennaio al Policlinico Gemelli di Roma cadendo dalle scale. E forse solo lui avrebbe avuto le parole giuste per rispondere a chi oggi, nel 2019, si rifiuta di curare un paziente con Hiv.